Introduzione alla Psicopatologia e

ai Disturbi di Personalità

Diagnosi e terapia

secondo il DSM-IV-TR e la Gestalt 


 Introduzione alla Psicopatologia e ai Disturbi di Personalità

 

 

La psicopatologia è una scienza che studia i processi patologici a carico della psiche (aspetti cognitivi, affettivi e volitivi), della relazione mente-corpo (psicosomatica) e del comportamento (individuale, sociale, relazionale).

L'infrequenza statistica, la violazione delle norme sociali, il disagio individuale, l'incapacità o disfunzione e l'imprevedibilità stabiliscono cosa sia patologico e cosa rientri nel termine “salute”.

Ma cosa s'intende per salute mentale?

La capacità dell'individuo di stabilire soddisfacenti relazioni con gli altri, di risolvere i propri conflitti in modo equilibrato, di adattarsi a situazioni esterne  in modo da saper affrontare le frustrazioni e il dolore, senza rinunciare ai bisogni istintivi fondamentali.

 

Per la Gestalt Psicosociale©, la psicopatologia è rappresentata, invece, dalle interruzioni o disfunzioni di contatto derivanti dall’incapacità del ad orientare l’intenzionalità verso una determinata destinazione.

L’io soffre quando perde la capacità di incontrare l’altro bloccando l’intenzionalità che continuamente tende verso il mondo.

La Gestalt Psicosociale© propone un modello complessificante (concetto che vedremo meglio più avanti) ed olistico per quello che riguarda la diagnosi e la terapia delle psicopatologie.

Curare esclusivamente un aspetto della persona o identificare una parte di essa come la causa del problema, il sintomo, significherebbe negare la persona stessa. La terapia della Gestalt Psicosociale© considera ogni sintomo parte di un tutto, includendo sia gli aspetti somatici che quelli psicologici. A questo riguardo, essa considera la salute e la malattia come parti interconnesse dell’esistenza umana, rappresentando per il terapeuta gestaltico, “due polarità che coesistono e si strutturano, in primo piano e nello sfondo, a seconda dell’identificazione del momento”.[1]

Ogni sintomo psicologico è parte, quindi, di un sistema più ampio (il criterio olistico della gestalt) includente l’espressione fisica di quel problema, come ad esempio una tensione muscolare, un certo modo di atteggiare il corpo o inibizioni della respirazione. Allo stesso modo, ogni sintomo somatico, quale una tensione cronica o una distorsione posturale, è un’espressione di una totalità più ampia che include un problema psicologico, ed è parte dell’espressione di quest’ultimo. Lo scopo della Gestalt è di far scoprire alla persona la sua propria “forma", il suo modello e la sua interezza, attraverso l’integrazione di tutte le parti con un’attenzione particolare agli aspetti corporei.

Etichettare il malato può avere la funzione di alienare aspetti spiacevoli o parti inaccettabili di noi stessi.

 

 

I Disturbi di personalità secondo il DSM-IV-TR[2]

Per quanto riguarda la descrizione fornita dal DSM-IV-TR circa i Disturbi di personalità si ha, invece, la seguente descrizione:

un modello abituale di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo. Questo modello si manifesta in due (o più) delle seguenti aree:

 

1) cognitività (cioè modi di percepire e interpretare se stessi, gli altri e gli avvenimenti);

2) affettività (cioè la varietà, intensità, labilità e adeguatezza della risposta emotiva);

3) funzionamento interpersonale;

4) controllo degli impulsi.

Il modello abituale risulta inflessibile e pervasivo in una varietà di situazioni personali e sociali; determina un disagio clinicamente significativo e compromissione del funzionamento sociale, lavorativo e di altre importanti areestabile e di lunga durata e l’esordio può essere fatto risalire almeno all’adolescenza o alla prima età adulta.

Il modello abituale non risulta collegato agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es. una droga di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale (per es. un trauma cranico).

 

I disturbi di personalità, quindi, riguardano gli individui i cui tratti di personalità sono DISADATTIVI in modo PERVASIVO, INFLESSIBILE e permanente, e causano una condizione di disagio clinicamente significativa. In genere i sintomi dei disturbi di personalità sono EGOSINTONICI (accettabili per la persona) e ALLOPLASTICI (la persona tende a cambiare l'ambiente, non sé stesso).

I Disturbi di Personalità DSM IV sono raggruppati in tre cluster:

Cluster A: Ritiro emozionale e stranezza comportamentale;

Cluster B: Instabilità, drammaticità, esagerata manifestazione  delle emozioni;

Cluster C: Ansia, sottomissione, evitamento.

 

 

 

Esiste inoltre un’ulteriore categoria di Disturbi non altrimenti specificati (NAS).

 

Il Cluster A

 

-        Disturbo Paranoide di Personalità

Pervasiva diffidenza e sospettosità. Porta sempre rancore e non perdona insulti, offese o affronti.

-        Disturbo Schizoide di Personalità

Una modalità pervasiva di distacco dalle relazioni sociali e una gamma ristretta di espressività emotiva nel contesto interpersonale.

-        Disturbo Schizotipico di Personalità

Una modalità pervasiva di deficitarie relazioni interpersonali e sociali caratterizzata da un disagio acuto e da una ridotta capacità nelle relazioni intime sono presenti distorsioni cognitive o percettive ed eccentricità comportamentali.

 

Disturbo Paranoide di Personalità

 

A.   Pervasiva diffidenza e sospettosità nei confronti degli altri le cui motivazioni sono interpretate malevolmente, comparsa entro la prima età adulta e presente in diversi contesti, come indicato da almeno quattro dei seguenti criteri:

1) Si aspetta, senza motivi sufficienti, di essere sfruttato, danneggiato o ingannato dagli altri;

2) Dubita senza giustificazione della lealtà o affidabilità di amici e colleghi;

3) E’ riluttante nel confidarsi con gli altri a causa di un timore ingiustificato che le informazioni possano essere usate contro di lui;

4) Scorge significati nascosti umilianti o minacciosi in osservazioni o eventi benevoli;

5) Porta sempre rancore e non perdona insulti, offese o affronti;

6) Percepisce degli attacchi al proprio ruolo o reputazione non evidenti agli altri e reagisce prontamente con rabbia o contrattaccando;

7) Dubita frequentemente, senza giustificazione, della fedeltà del coniuge o del partner sessuale;

 

Prevalenza: 2.5% della popolazione

Più comune negli uomini

Eziologia: alto tasso di schizofrenia e disturbo delirante nella famiglia

 

 

 

Disturbo Schizoide di Personalità

 

A. Una modalità pervasiva di distacco dalle relazioni sociali e una gamma ristretta di espressività emotiva nel contesto interpersonale, comparse entro la prima età adulta e presenti in diversi contesti come indicato da almeno quattro dei seguenti criteri:

1) non desidera né prova piacere nelle relazioni strette, incluso il far parte di una famiglia;

2)  quasi sempre sceglie attività solitarie;

3)  dimostra poco o nessun desiderio di avere esperienze sessuali con un’altra persona;

4)  trae piacere, ammesso che ciò accada, in poche attività;

5)  non ha amici stretti o confidenti a parte i parenti stretti;

6) appare indifferente nei confronti delle lodi o delle critiche degli altri;

7)  mostra freddezza e distacco emozionale, o un’affettività ristretta;

 

 

 

Disturbo Schizotipico di Personalità

 

A. Una modalità pervasiva di deficitarie relazioni interpersonali e sociali caratterizzata da un disagio acuto e da una ridotta capacità nelle relazioni intime così come da distorsioni cognitive o percettive ed eccentricità comportamentali, comparse entro la prima età adulta e presenti in una grande varietà di contesti, come indicato da almeno cinque dei seguenti criteri:

1)   idee di riferimento (con esclusione del delirio di riferimento);

2) strane credenze o pensiero magico che influenzano il comportamento e sono in contrasto con le norme subculturali (ad esempio: superstizione, credere nella chiaroveggenza, nella telepatia o nel “sesto senso”; nei bambini e negli adolescenti fantasie e pensieri bizzarri);

3)  esperienze percettive insolite, comprese le illusioni corporee;

4)  pensiero e linguaggio strani ( ad esempio: bizzarro, circostanziato, metaforico, iperelaborato o stereotipato);

5)   sospettosità o ideazione paranoide;

6)   affettività inappropriata o coartata;

7)   comportamento o aspetto strano, eccentrico o bizzarro;

8)   nessun amico stretto o confidente oltre ai parenti di primo grado;

9)   eccessiva ansia sociale, che non diminuisce con la familiarità e che tende ad essere associata con paure paranoidi piuttosto che con una autovalutazione negativa;

 

  • Prevalenza: 3% della popolazione
  • Più comune negli uomini
  • Eziologia: legame genetico con: schizofrenia e depressione

Il Cluster B

 

  • Disturbo Antisociale di Personalità

Una modalità pervasiva di inosservanza e violazione dei diritti altrui comparsa dall’età di 15 anni

  • Disturbo Borderline di Personalità

Una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé, e dell’affettività con impulsività marcata

  • Disturbo Istrionico di Personalità

Una modalità pervasiva di emotività eccessiva e ricerca di attenzione

  • Disturbo Narcisistico di Personalità

Una modalità pervasiva di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), di bisogno di ammirazione, di mancanza di empatia

 

 

Disturbo Antisociale di Personalità

 

A.  Una modalità pervasiva di inosservanza e violazione dei diritti altrui comparsa dall’età di 15 anni come indicato da almeno tre dei seguenti criteri:

1)  non riesce a conformarsi alle norme sociali per quel che riguarda il comportamento legale, come indicato dal ripetersi di condotte passibili di arresto;

2)  non ha rispetto per la verità, come indicato da ripetute menzogne, uso di falsi nomi o truffe a danno di altri per profitto o piacere personale;

3)  è impulsivo o incapace di fare piani;

4) è irritabile e aggressivo come indicato da numerosi scontri fisici o risse;

5)  è negligente per quanto riguarda la sicurezza propria o altrui;

6) è costantemente irresponsabile, come indicato da ripetuti fallimenti nel sostenere un’attività lavorativa continuativa o nel far fronte agli obblighi finanziari;

7)  non prova rimorso, come indicato dall’indifferenza o dalla razionalizzazione nel fare del male, maltrattare o derubare gli altri;

 

E’ molto più comune nei maschi che nelle femmine. La prevalenza complessiva di questo Disturbo nei campioni comunitari è circa il 3% nei maschi e circa l'1% nelle femmine

 

Disturbo Borderline di Personalità

 

Una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé, e dell’affettività con impulsività marcata, comparsa entro la prima età adulta e presente in vari contesti come indicato da almeno cinque dei seguenti criteri:

1) Sforzi disperati di evitare l’abbandono reale o immaginario (non includere i comportamenti automutilanti e suicidari considerati al punto 5);

2)  Modalità di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate da alternanza fra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione;

3) Disturbo dell’identità: l’immagine di sé o il senso di sé sono marcatamente e persistentemente instabili;

4)    Impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto quali spendere, sesso, uso di sostanze, guida spericolata, abbuffate (non includere i comportamenti automutilanti e suicidari considerati al punto 5);

5) Ricorrenti minacce, gesti o comportamenti suicidari, o comportamento automutilante;

6)  Instabilità affettiva causata da marcata reattività dell’umore (ad esempio, intensa disforia episodica, irritabilità o ansia che di solito dura poche ore e soltanto di rado supera pochi giorni);

7)   Sentimenti cronici di vuoto;

8)   Rabbia immotivata e intensa o mancanza di controllo della rabbia (ad esempio, frequenti accessi di ira, rabbia costante, ricorrenti scontri fisici);

9) Gravi sintomi dissociativi o transitoria ideazione paranoide correlata a eventi stressanti.

 

Prevalenza: 2% popolazione generale

Il 75% dei pazienti diagnosticati sono donne

 

 

 

Disturbo Istrionico di Personalità

 

Una modalità pervasiva di emotività eccessiva e ricerca di attenzione, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da almeno cinque dei seguenti elementi:

1)    è a disagio in situazioni nelle quali non è al centro dell’attenzione;

2) l’interazione con gli altri è spesso caratterizzata da un comportamento sessualmente seduttivo o provocante ma inappropriato;

3) esprime emozioni in modo mutevole e superficiale;

4) utilizza costantemente l’apparenza fisica per attirare l’attenzione su di sè;

5)  lo stile dell’eloquio è eccessivamente impressionistico e carente di dettagli;

6)  presenta drammatizzazione, teatralità e un’esagerata espressione delle emozioni;

7) presenta suggestionabilità, ad esempio è facilmente influenzabile dagli altri o dalle circostanze;

8) considera le relazioni più intime di quanto in realtà non lo siano. 

 

Prevalenza: 2-3% della popolazione

Più comune nelle donne

 

Disturbo Narcisistico di Personalità

 

Una modalità pervasiva di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), di bisogno di ammirazione, di mancanza di empatia che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da almeno cinque dei seguenti criteri:

1) ha un senso grandioso di importanza (ad esempio esagera risultati o talenti, si aspetta di essere notato come superiore senza aver raggiunto risultati adeguati);

2)   è costantemente assorbito da fantasie di successo illimitato, potere, fascino, bellezza o amore ideale;

3)   ritiene di essere “speciale” e unico e che soltanto altri individui (o istituzioni) speciali o di alto rango siano in grado di capirlo e di frequentarlo;

4) richiede eccessiva ammirazione;

5) ha la sensazione che tutto gli sia dovuto, ad esempio, l’irragionevole aspettativa di trattamenti di favore o di una soddisfazione immediata alle sue aspettative;

6)  sfruttamento interpersonale; ad esempio, si serve degli altri per raggiungere i propri scopi;

7) mancanza di empatia: è incapace di riconoscere e sentire i sentimenti e i bisogni degli altri;

8) è spesso invidioso degli altri o ritiene che gli altri provino invidia nei suoi confronti;

9) ostenta dei comportamenti e degli atteggiamenti arroganti e presuntuosi.

 

Prevalenza: meno del 1% della popolazione

Le stime della prevalenza di tale disturbo variano dal 2% al 16% nella popolazione clinica

Circa il 50-75% degli individui a cui è stato diagnosticato un disturbo narcisistico di personalità  è di sesso maschile.

 

 

Il Cluster C

 

  • Disturbo Dipendente di Personalità

Un pervasivo ed eccessivo bisogno di accudimento che induce  ad un comportamento sottomesso e dipendente e alla paura della separazione

  • Disturbo Evitante di Personalità

Una modalità pervasiva di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità verso i giudizi negativi

  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità

Una modalità pervasiva di preoccupazione per l’ordine, la perfezione e il controllo mentale e interpersonale a spese della flessibilità, della larghezza di vedute e dell’efficienza

 

 

Disturbo Dipendente di Personalità

 

Un pervasivo ed eccessivo bisogno di accudimento che induce  ad un comportamento sottomesso e dipendente e alla paura della separazione, comparso entro la prima età adulta e presente in una varietà di contesti, come indicato da almeno cinque dei seguenti criteri:

1) è incapace di prendere le decisioni quotidiane senza richiedere un’eccessiva quantità di consigli e di rassicurazioni;

2)  ha bisogno che gli altri si assumano le responsabilità negli ambiti più importanti della sua vita;

3)  esprime con difficoltà il dissenso dagli altri per la paura di perderne il supporto e l’approvazione (nota: non comprende la realistica paura di essere punito);

4)  ha difficoltà nell’iniziare progetti o fare cose da solo (per mancanza di fiducia nelle sue valutazioni o nelle sue capacità e non per la mancanza di motivazione o energia);

5)   giunge ad eccessi pur di ottenere attenzione e supporto dagli altri, al punto di offrirsi volontariamente per fare cose spiacevoli;

6)  si sente a disagio o smarrito se si trova da solo, a causa delle eccessive paure di non essere in grado di prendersi cura di sé;

7)  nel momento in cui si conclude una relazione intima, ricerca pressantemente un’altra relazione come fonte di cura e di supporto;

8) è irrealisticamente preoccupato  per la paura di essere lasciato da solo a prendersi cura di sé.

 

Prevalenza: 1.5 % della popolazione

Più comune nelle donne

Eziologia: può essere correlato ad alterate relazioni o disturbi dell’attaccamento

 

Disturbo Evitante di Personalità

 

Una modalità pervasiva di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità verso i giudizi negativi, comparsa entro la prima età adulta e presente in una varietà di contesti come indicato da almeno quattro dei seguenti criteri:

1)  evita attività lavorative che implichino un significativo contatto interpersonale per paura delle critiche, della disapprovazione e del rifiuto;

2)  è riluttante ad entrare in relazione con gli altri a meno che non sia certo di piacere;

3)  è riservato nelle relazioni intime per paura di essere umiliato e ridicolizzato;

4) è preoccupato nelle situazioni sociali per la possibilità di essere criticato o rifiutato;

5) dimostra inibizione nelle nuove situazioni interpersonali a causa di sentimenti di inadeguatezza;

6) si vede socialmente incapace, privo di fascino o inferiore rispetto agli altri;

7) è eccessivamente riluttante ad assumere su di sé dei rischi o a intraprendere nuove attività poiché possono rivelarsi imbarazzanti.

 

Prevalenza: 1% della popolazione

Più comune negli uomini

Ci sono molte analogie coni criteri della fobia sociale

 

Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità

 

Una modalità pervasiva di preoccupazione per l’ordine, la perfezione e il controllo mentale e interpersonale a spese della flessibilità, della larghezza di vedute e dell’efficienza che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti come indicato da almeno quattro dei seguenti elementi:

1) eccessiva attenzione per i dettagli, le regole, gli elenchi, l’ordine, l’organizzazione, gli schemi, fino al punto che lo scopo principale dell’attività va perduto;

2) perfezionismo che interferisce con l’espletamento degli impegni (ad esempio, incapacità di portare a termine un progetto perché non sono soddisfatti i propri standard oltremodo rigidi di perfezione);

3) eccessiva dedizione al lavoro e alla produttività, con esclusione delle attività di svago e delle amicizie (non giustificata da ovvie necessità economiche);

4) esagerata coscienziosità, scrupolosità e inflessibilità in tema di moralità, di etica e di valori (non giustificata dall’appartenenza ad una cultura o ad una religione);

5) incapacità di gettare oggetti usati o di nessun valore anche quando non hanno nessun significato affettivo;

6) riluttanza a delegare compiti o lavori agli altri a meno che essi non aderiscano esattamente al proprio modo di fare le cose;

7) presenta uno stile di vita privo di generosità sia verso sé stesso che verso gli altri; il denaro è considerato qualcosa che è necessario accumulare per fronteggiare catastrofi future;

8) manifesta rigidità e ostinazione.

 

Prevalenza: 1% della popolazione

Più comune negli uomini

 

DISTURBI DI PERSONALITA’ NAS

 

Il DSM-IV classifica come Disturbi di Personalità NAS (“Non Altrimenti Specificati”): il Disturbo Passivo-aggressivo di Personalità, il Disturbo Sadico di Personalità e il Disturbo Autofrustrante  di Personalità.

 

DISTURBO PASSIVO-AGGRESSIVO DI PERSONALITA’

 

Il paziente passivo-aggressivo è in grado di stabilire una relazione e di mantenerla fintanto che l’altro è in accordo con lui, quando, invece, lo contraddice scatena nel paziente un accesso d’ira.

Raramente questo paziente richiede un colloquio psicologico per problemi correlati al Disturbo Passivo-aggressivo di Personalità; più probabilmente saranno i disturbi associati sull’Asse I a condurlo in psicoterapia, per esempio alcolismo, Disturbi dell’Umore o Disturbi d’Ansia. La sua storia clinica diviene chiara quando comincia a raccontare delle difficoltà sociali, dei conflitti interpersonali e dei suoi fallimenti.

Tipico del paziente passivo-aggressivo è il non opporsi apertamente ad una richiesta ma accettare l’incarico e assicurare che lo porterà a termine, pur sapendo che non lo farà: dice “sì” ma agisce “no”. Questo suo comportamento delude amici, colleghi e familiari che non riescono a comprendere le motivazioni di questo atteggiamento.

Per poter fare diagnosi di Disturbo Passivo-aggressivo di Personalità occorre che la modalità di “dire sì/agire no” non venga messa in atto solo con determinate persone, in determinate situazioni o in particolari momenti della propria vita, ma in modo costante.

 

DISTURBO SADICO DI PERSONALITA’

 

Il paziente sadico si caratterizza per la crudeltà fisica e psicologica con cui tratta le sue vittime e la mancanza totale di comprensione per i loro sentimenti. In genere, sceglie qualcuno che è già in qualche modo sotto il suo controllo, come un bambino, la moglie, uno studente, un impiegato o una persona anziana affidata alle sue cure. Se la sua posizione non è tale da garantirgli un ruolo di supremazia, sceglierà una persona più debole fisicamente. Prova piacere nel dominare le sue vittime, nel torturarle e nell’infliggere loro dolore fisico: è amante delle armi e delle arti marziali. Ciò che lo attrae non è solo il senso di potere nel dominare gli altri o l’aumento della sua autostima, ma anche il dolore che infligge agli altri gratuitamente e di proposito.

Un paziente con Disturbo Sadico di Personalità non richiede un colloquio psicologico per mitigare i suoi impulsi sadici, ma piuttosto per altri problemi, per esempio ideazioni deliranti persecutorie, abuso di alcol o di droghe. Questo paziente si “incontra” soprattutto attraverso i racconti delle sue vittime.

 

 

DISTURBO AUTOFRUSTRANTE DI PERSONALITA’

Le persone con Disturbo Autofrustrante di Personalità (quello che una volta si chiamava Disturbo Masochistico di Personalità) si presentano con problemi di relazione in ambito familiare e lavorativo, umore depresso o ansioso, ritiro sociale o disturbo della condotta.

Sembra quasi che questo paziente vada a cercarsi i problemi, richiamando il concetto freudiano della coazione a ripetere gli stessi errori: la personalità autofrustrante può emergere dietro un disturbo dell’adattamento. Il paziente con questo tipo di personalità sacrifica i propri interessi in favore di quelli altrui, lascia perdere la propria soddisfazione e rinuncia alle occasioni lavorative che gli vengono offerte, a favore di qualcun altro. Questi sacrifici spesso non vengono richiesti da nessuno, quindi è facile che diano fastidio o che comunque non vengano apprezzati dagli altri, cosa che può portare ad un rifiuto, del quale in genere il paziente non comprende il motivo.Nega i suoi bisogni, dice che sono egoistici e, quindi, si rifiuta in ogni modo di soddisfarli: il solo parlarne gli crea sensi di colpa.

 Diagnosi dei Disturbi di Personalità secondo la Gestalt Psicosociale©

 

La Gestalt Psicosociale©si fonda su radici fenomenologiche,umanistiche ed esistenziali.

Il suo metodo utilizza l’osservazione fenomenologica, legge della Fenomenologia fondata da Edmund Husserl.

Per mezzo della riduzione fenomenologica, il terapeuta “depura" le esperienze che accadono durante la relazione con il paziente da assunzioni e pregiudizi inutili e devianti.

E’ un metodo descrittivo che parte dall’esperienza vissuta. Il mondo viene messo tra parentesi (epoché) e, quindi, il terapeuta nell’atto intenzionale dell’osservazione, non deve accettare alcunché come scontato tanto meno rifiutare qualcosa a priori.[3]

La Gestalt Psicosociale© propone un modello complessificante ed arricchente riguardo allo studio e all’osservazione dei comportamenti.

Il percorso diagnostico inizia con l’analisi delle potenzialità del paziente attraverso l’osservazione dei livelli dell’esperienza; il terapeuta focalizza la sua attenzione circa il  livello dell’esperienza che viene maggiormente utilizzato dal paziente. In questa fase il terapeuta cerca di discriminare, nel qui e ora, le sensazioni e le emozioni esperite dal paziente per comprendere quali livelli siano co-presenti e co-agenti, connettendoli tra loro.

L’osservazione delle modalità di contatto, come possibilità creative al cambiamento, e delle eventuali resistenze al medesimo, nel ciclo di contatto e quello di relazione  rappresenta un’altro strumento diagnostico fondamentale utilizzato dalla Gestalt Psicosociale©. Il principio di “equazione” (Polster E., Polster. M, 1996)[4] ovvero os­servare come la persona si adat­ta creativamente all’ambiente, riequi­librando il sostegno esterno con l’auto-sostegno , può farci comprendere ulteriormente quali siano in quel determinato periodo storico, le risorse del paziente.

La Gestalt Psicosociale© utilizza il concetto di multipolarità come fondamento teorico-applicativo per comprendere come le molteplici, potenziali connessioni tra le polarità, che configurano il Self[5] dell’individuo, siano espresse rispetto al proprio ambiente, soprattutto in un momento storico caratterizzato dai continui cambiamenti.

La Gestalt Psicosociale© reputa indispensabile la formulazione di una diagnosi proprio per prevenire possibili errori e capire le eventuali controindicazioni. Nel formulare una diagnosi si deve osservare la persona nella sua totalità e, nello stesso tempo, estrapolare l’elemento problematico. Attraverso una destrutturazione e ristrutturazione, l’elemento estrapolato viene riconnesso alla totalità della persona, verificando come questo si “accomodi”: questo è il modo di formulare una diagnosi nella Gestalt Psicosociale©.

La persona non è il suo sintomo; esso rappresenta un adattamento creativo all’ambiente.  Ad esempio, un paziente con disturbo narcisistico della personalità, può aver attivato un tratto specifico, come la richiesta di  eccessiva ammirazione,  per adattarsi  creativamente in una famiglia in cui i propri bisogni venivano negati o squalificati.

La successiva analisi prevede, quindi, la comprensione di come quello script, nelle attuali relazioni intra e intersoggettive del paziente, possa ancora essergli funzionale.

L’individuazione del tema esistenziale (macrociclo, cioè la configurazione di tutto l’insieme delle esperienze della persona) consente di fare un progetto terapeutico, focalizzando, nel qui e ora, le varie polarità del paziente; si cercherà di  potenziare quelle riconosciute e di cui il paziente ne è divenuto consapevole, lasciando emergere quelle ancora sullo sfondo. All’interno del tema esistenziale saranno individuate le micro esperienze e i micro cicli esistenziali che tessono la vita del paziente. Solo la combinazione delle diverse polarità sperimentate, rende possibile rintracciare il tema esistenziale e il significato della patologia del paziente. La diagnosi della relazione è un altro momento significativo per comprendere in quale momento della relazione il paziente e il terapeuta si trovano.

Come si ben intuire, la diagnosi nelle Psicoterapia della Gestalt è usata come strumento di conoscenza del paziente, mentre la classificazione (es. DSM-IV-TR) ci aiuta a semplificare.

“Semplificare per colloquiare con i colleghi, complessificare per incontrare l’individuo.”[6]

 

I Disturbi di Personalità nella prospettiva della Gestalt Psicosociale©

 

LO SCHIZOIDE

 

Lo schizoide si sposta sul suo ciclo di contatto in modo meccanico, provocando una serie di sensazioni quasi senza vita e rifiutando tutte le emozioni forti.

Il punto di partenza dei suoi cicli è quindi costituito da sensazioni deboli, al quale il paziente sembra non dare un significato personale, e che simbolizza in maniera rigida e fredda.

La mobilitazione dell’energia non è mai vigorosa e lo porta a compiere gesti e azioni poco espressive e spontanee. Sembra incapace di esprimere qualunque cosa con un po' di profondità, che si tratti di collera, tristezza o piacere.

Nei confronti degli altri sembra indifferente, e in effetti non ama il contatto e non lo cerca. D'altra parte, i suoi passatempi come le sue attività professionali sono scelti in funzione della mancanza di contatto interpersonale per la quale il paziente schizoide limita la sua vita.

Il ritiro è la sua posizione e in effetti, preferendo non sentire, spesso ostacola il passaggio da questa fase a quella delle sensazioni, mantenendosi più o meno intorpidito in un ritiro che anche se parziale è cronico. Il suo scarso tono emotivo dovrebbe essere interpretato proprio come un'interruzione parziale della transizione fra il ritiro e le sensazioni.

Tra le modalità di resistenza o di adattamento al contatto dello schizoide non troviamo né la confluenza, perché troppo freddo e troppo distaccato, né l'introiezione, perché troppo indifferente agli altri e troppo poco relazionale.

Non si deve infatti confondere la sua posizione di passività acritica con una disposizione a introiettare. La sua passività non è sicuramente basata sull'assimilazione di ciò che viene dall'esterno, ma bensì sulla sua preferenza a mantenere una postura di ritiro interpersonale, che indica il suo non interesse agli altri.

La chiusura e il distacco dello schizoide possono invece essere interpretati come la conseguenza di una forte, anche se incosciente, retroflessione dei propri bisogni interpersonali.

Tende inoltre a utilizzare la deflessione come modo per fermare o attenuare ogni elemento che potrebbe dare intensità ad una relazione.

 

IL PARANOICO

 

Il paranoico può provare solo una varietà molto ridotta di sensazioni. Il suo corpo ha infatti perduto buona parte della sua capacità di sentire, probabilmente a causa di una vita intera passata a trattenersi e a non fidarsi di nessuno.

Queste poche sensazioni vengono interpretate dal paranoico in maniera coerente con la percezione di sfiducia e sospetto nei confronti delle motivazioni delle altre persone. La simbolizzazione delle sensazioni è filtrata dalla percezione che il paranoico ha di se stesso di vittima innocente e perseguitata, e viziata dal fatto di sentirsi costantemente in balia delle azioni altrui.

La necessità di essere sempre guardingo fa sì che il processo di mobilitazione dell’energia sia sempre attivo. Il problema del paranoico non è dunque la produzione né tantomeno la mobilitazione della sua energia, ma piuttosto la canalizzazione di tali energie in azioni difensive e vendicative, la cui attuazione impedisce l’identificazione dei suoi bisogni.

Il contatto è viziato dalla percezione di ciò che è nuovo sul quale proietta in continuazione la propria ostilità. Il paranoico, non potendo fare affidamento sugli altri, si nutre di se stesso. Diversamente, vede nel mondo solo ciò che biasima in sé e che quindi proietta su di esso. Non riesce a fare la differenza fra una minaccia esterna e il processo continuo della proiezione della sua ostilità.

A prima vista la diffidenza del paranoico potrebbe farci credere che viva nel ritiro. In realtà la sua costante necessità di supporti ambientali su cui proiettare gli rende intollerabile sopportare un lungo ritiro, che è per un paranoico forte generatore di ansia. Il ritiro infatti lo priva delle ragioni esterne che, abitualmente, danno un senso alla sua diffidenza, al suo cinismo e alla sua rigidità, ed implica che egli volti le spalle ad una situazione, cosa che equivale per il paranoico ad una pericolosa perdita di vigilanza.

II paranoico si percepisce come inviolabile, invulnerabile, intoccabile. Per definizione, la confluenza non è dunque il suo forte in quanto non può confondersi o legarsi con gli altri.

Anche l'introiezione è agli antipodi della personalità paranoica, in quanto ogni cosa proveniente dall'ambiente viene masticata ma solo per risputarla, senza farla mai veramente propria.

Sicuramente, nell'organizzazione intrapsichica del paziente, si ritrova sempre una introiezione centrale e arcaica di un biasimo che porta alla necessità di retroflettere le pulsioni aggressive e ostili e di proiettare sugli altri tutte le parti inaccettabili di se stesso.

II lato cinico, scettico e diffidente del paranoico gli serve per proiettare delle parti inaccettabili di se stesso. Incapace di appropriarsi della sua ostilità, della sua manipolazione, della sua falsità, le attribuisce agli altri. Una proiezione così massiccia comporta forzatamente delle importanti distorsioni della percezione. È la retroflessione delle pulsioni aggressive ed ostili che rende necessaria la proiezione.

II paranoico è troppo vigile per poter deflettere. La capacità di deflettere ci permette di passare sopra ad alcuni scontri minori e restare in contatto, anche quando una relazione attraversa un momento difficile. Una sentinella non può permettersi di deflettere; il minimo rumore sospetto deve essere individuato.

 

 

LO SCHIZOTIPICO

Le sensazioni del paziente schizotipico sono talmente confuse che egli ha difficoltà a reperirle ed è soggetto a continue deformazioni percettive associate alle stimolazioni sensoriali. Ha difficoltà a differenziare le sensazioni di piacere e di dolore.

Egli è talmente estraneo alle sue esperienze che ha difficoltà ad attribuire un significato a delle sensazioni che vive come vuote ed assurde. Tuttavia, a differenza dello schizofrenico, egli conserva una consapevolezza parziale, ma sufficiente perché sappia che gli altri lo trovano bizzarro e strano.

La dispersione costante delle sue idee gli impedisce di mobilitarsi adeguatamente per agire e completare le sue esperienze, ragion per cui le sue azioni vengono percepite spesso come inopportune.

Lo schizotipico è troppo chiuso e troppo confuso per riuscire a stabilire un contatto autentico: tende a credere che gli altri abbiano intenzioni o capacità magiche e può reagire con un'ostilità o un entusiasmo non giustificati dalle circostanze.

II ritiro è una caratteristica essenziale dello schizotipico. Non solo egli è socialmente ritirato, ma si può anche dire di lui che non compie mai completamente il passaggio dalla posizione di ritiro a quella delle sensazioni.

Essendo il ritiro una caratteristica dominante della personalità dello schizotipico, non può esserci confluenza. Tuttavia, la sua confusione a livello delle sensazioni si potrebbe interpretare, come a livello della simbolizzazione, come una forma di confluenza interiore.

Lo schizotipico non è sufficientemente differenziato per essere capace di introiettare. II contenuto di certe sue illusioni o distorsioni percettive potrebbe invece essere interpretato come proiezione: proietta infatti sugli altri un amore o un rifiuto assolutamente privi di ogni indizio fenomenologico.

I processi cognitivi dello schizotipico, che tende a rimuginare e a perdersi nei suoi pensieri, possono essere considerati delle retroflessioni di energie che, in realtà, si rivolgono all'ambiente.

Lo schizotipico è talmente assorbito nella confusione della sua esperienza, che si può dire che egli deflette più o meno tutto ciò che accade nel mondo reale.

 

GRUPPO B – LE PERSONALITA' DRAMMATICHE

 

IL NARCISISTA

In generale, il narcisista non ha difficoltà a reperire le sue sensazioni, ma può avere la tendenza a essere selettivo nel processo di simbolizzazione. Effettivamente, nel suo processo di attribuzione di significati, quelle fra le sue sensazioni che rischierebbero di nuocere alla sua immagine ideale potranno essere trasformate a vantaggio del mantenimento di questa immagine.

La personalità narcisistica è, in generale, abbastanza energizzata, ma le sue azioni sono spesso percepite come arroganti o pretenziose, causando negli altri un vago senso di frustrazione al suo contatto. La capacita di contatto del narcisista è infatti debole: la reciprocità che mantiene normalmente i rapporti fra gli individui qui sembra mancare. Agisce, in qualche modo, come un messaggio pubblicitario: si può ovviamente vedere il prodotto e sentirne parlare, ma non si può assaggiare. Risulta tanto affascinante in principio quanto inconsistente e privo di sostanza in seguito.

Quanto al ritiro, si tratta spesso di una posizione abbastanza ansiogena per due ragioni. Innanzitutto, perché priva di gratificazioni. In ritiro, lo specchio rappresentato dagli altri scompare. Inoltre, il ritiro fa risorgere l'esperienza del vuoto interiore, che non può essere sentito se non quando le «luci della ribalta» si sono spente.

Capita a volte però che il ritiro sia, al contrario, una posizione privilegiata: può essere infatti visto come protezione dalle ferite narcisistiche che il contatto con la realtà interpersonale non mancherà di fargli subire.

II narcisista è poco vulnerabile alla confluenza. La percezione che mantiene di se stesso rende improbabile che egli possa assimilarsi a delle persone che non mancheranno di essere percepite come troppo imperfette e troppo limitate perché il narcisista possa confluire con loro. Certamente si osserveranno in lui le apparenze dei processi di confluenza verso personaggi idealizzati; tuttavia, ciò non costituisce certo l'esperienza narcisistica ordinaria. Infatti, il narcisista diventa ansioso laddove una forma di sana confluenza sarebbe possibile, o auspicabile.

L'introiezione ha giocato un ruolo determinante nel suo sviluppo, giunto all'età adulta il narcisista diventa però immune al meccanismo dell’introiezione in quanto non accetta mai autenticamente gli altri.

Quanto alla proiezione, essa è selettivamente impregnata delle fantasie di potere, bellezza e successo senza limite. Il narcisista, ignorando la propria invidia, è pronto a percepire gli altri come invidiosi di lui. Nella sua esperienza, coloro che lo amano lo ammirano, coloro che non lo amano lo invidiano.

La retroflessione è ben presente in quanto egli si ammira e si ama perché in realtà vorrebbe essere ammirato ed amato. L'immagine stessa di Narciso che si riflette (o che si retroflette, potremmo dire), illustra efficacemente l'importanza, per lui, di questo modo di adattamento al contatto.

Anche la deflessione è selettiva: tocca sia le critiche che le forme di affetto che sono prive di ammirazione.

È inoltre frequente il ricorso all'egotismo, che si manifesta quando, a causa della fobia del legame, l'individuo che ha appena iniziato il contatto finale, si ritira prematuramente in se stesso, evitando di assimilare l'esperienza.

 

IL BORDERLINE

II paziente borderline ha difficoltà ad organizzare le proprie sensazioni, e sopratutto a riconoscerle e a capire se sono espressione dei propri bisogni o, viceversa, reazione difensiva rispetto ad una presunta minaccia esterna. È quindi insicuro nell'affidarsi alle proprie sensazioni.

Nella consapevolezza predomina la confusione e l’immaturità. Quando il paziente infatti si permette di sentire determinate sensazioni che dividono la sua realtà interna ed esterna in due aspetti radicalmente opposti e inconciliabili, si trova disorientato e sommerso dal bisogno più pressante in figura di risolvere questa ambiguità, perdendo di vista lo sfondo, ossia il contesto che farebbe da contrappeso all'intensità dell'esperienza e che gli darebbe il senso della continuità.

La mobilizzazione dell’energia, data una tendenza disforica del tono dell’umore, sarà caratterizzata da una successione, secondo le circostanze, di momenti di grande apatia ed episodi di grande attivazione. Ha un'estrema facilità a passare all'azione in maniera impulsiva. Le azioni precipitose (acting out) del paziente borderline dimostrano la sua debole capacità di controllo pulsionale ed affettivo, che può manifestarsi in condotte violente verso gli altri o verso se stesso.

II paziente borderline può avere difficoltà a «sganciarsi» dal contatto, rimanendoci «aggrappato», o viceversa resistere testardamente ad ogni forma di contatto reale. Greenberg utilizza i termini «clinger» e «distancer» per designare queste due predisposizioni riguardo al contatto, che si ritrova nel borderline.

Il ritiro, a causa delle problematiche abbandoniche del paziente borderline, è una condizione che può determinare stati di grande angoscia o periodi di intenso ritiro regressivo; in questo senso, è come se la fusione sostituisse il contatto e la fuga sostituisse il ritiro.

Se è vero che la personalità borderline sperimenta sentimenti di vuoto cronici e forti vissuti abbandonaci, possiamo osservare che la confluenza è una modalità presente laddove nella fase idealizzante questi individui tendono a uniformarsi all’ambiente per timore di perdere l’apprezzamento e la presenza dell’altro, perdita per la quale essi sperimentano un vissuto fortemente angoscioso.

A questi stadi di confluenza fanno seguito episodi di autonomia autoimposta che oltre ad essere estremamente transitori, sono spesso reazione a qualche delusione che il fragile Io sperimenta a seguito delle relazioni con le persone precedentemente elette.

L'organizzazione intrapsichica rudimentale del borderline non gli permette la stabilità necessaria per introiettare, anche se in concomitanza con i periodi di confluenza può assumere acriticamente idee ed atteggiamenti altrui per poi respingerle nella fase di svalutazione al fine di riprendere il controllo di sé.

II paziente borderline tende a proiettare l'elemento complementare alla sua esperienza, piuttosto che la sua esperienza stessa. Se, per esempio, si sente in difficoltà, egli non proietterà che gli altri si sentono a disagio, ma piuttosto che vogliono metterlo a disagio. La proiezione sembra servire da meccanismo omeostatico la cui funzione sarebbe stabilizzare gli oggetti interiorizzati.

Tipicamente questi soggetti non sono molto abili a retroflettere, per via della fragilità dell'Io e della difficoltà a ritirarsi dal contatto nel timore di essere abbandonato. Spesso questa modalità viene inoltre usata in maniera negativa e patologica nei comportamenti autodistruttivi, mentre il suo uso adeguato consentirebbe un maggior controllo degli impulsi e degli affetti.

Il borderline nei periodi di particolare stress e nei momenti di attivazione, vive una forte distanza tra ciò che gli accade intorno nel qui ed ora, da ciò che egli sperimenta. Ciò è alimentato da una massiccia deflessione delle informazioni che non concordano col suo umore.

 

L'ANTISOCIALE

 

L'antisociale si vede come una persona autonoma, libera da costrizioni sociali e da convenienze. Di conseguenza, egli simbolizza le sue sensazioni abbastanza liberamente e senza colpevolizzarsi.

II paziente antisociale è mobilitato ed energico, sempre in agguato di ciò che, in una data situazione, può essere rigirato a suo vantaggio. Le sue azioni sono impetuose ed incontenibile. La sua tendenza a passare all'azione, non appena sente un'esigenza da soddisfare, gli rende impossibile sia il contatto che il ritiro.

II paziente antisociale può essere confluente solo con una minoranza di persone che condividano la sua visione di vita e della società. L'immagine di individuo totalmente autonomo e libero da ogni costrizione sociale rende questo paziente incapace di introiettare qualunque cosa, ed è questo uno degli aspetti che rendono difficoltosa la terapia.

È vero però che in una prospettiva di relazioni d'oggetti, si potrebbe supporre che il disprezzo per gli altri sia, in realtà, una forma sottile di identificazione proiettiva.

Nell' antisociale non c'è alcun filtro né retroflessione: se sente il desiderio di qualcosa passa subito all'azione, con il disprezzo delle conseguenze. Questo tipo di paziente utilizza infatti massicciamente la deflessione per annullare il sentimento di colpevolezza che potrebbe derivare dalle conseguenze negative delle sue azioni.

 

L'ISTRIONICO

Le sensazioni e le simbolizzazioni dell’istrionico sono colorate dalla percezione che egli ha di se stesso in quanto persona socievole e vivace.

Così il suo inconsapevole bisogno di attenzioni, mascherato da gioia di vivere, lo porta ad agire in maniera teatrale ed impulsiva, e ad esagerare le sue emozioni e sensazioni. Ciò esige da lui una forte quantità di energia organismica.

L'istrionico è una persona di precontatto. Egli si sente relativamente a suo agio in tutto ciò che è dell'ordine di un preludio al contatto, ma ha difficoltà a sostenerlo nel pieno. Paradossalmente, è animato da un immenso desiderio di contatto, sotto forma di attenzioni, ma non può mai godere del frutto degli sforzi che fa per attirare questa attenzione.

Infine con il ritiro rischierebbe di mettere in pericolo la connotazione positiva di persona socievole e vivace e perciò è fortemente ansiogeno.

I meccanismi di resistenza al contatto dell'istrionico lavorano nel segno della seduzione. Può essere infatti nel precontatto sia socievole, sia critico, se ritiene che tale atteggiamento lo renda attraente agli occhi di qualcuno. Per cui quella che può apparire in un primo momento come una manifestazione di introiezione e preferibile definirla deflessione.

L'istrionico tende inoltre a deflettere l'intimità ed il contatto attraverso l'iperattività e l'esagerazione, evitando in tal modo di essere confluente con qualcuno ed essendo incapace di prendersi il tempo di retroflettere. Infatti, spesso, l'istrionico parla di questa debole capacità di retroflettere come di una manifestazione della sua spontaneità.

Le proiezioni dell'istrionico contengono essenzialmente la riprovazione della seduzione. Con lui, la relazione è subito erotizzata, ma la responsabilità ne è attribuita all'altro. Gli istrionici, uomini o donne, sono quasi sempre occupati con proiezioni stereotipate sul fatto che i membri dell'altro sesso siano eccessivamente preoccupati dalla sessualità e dalla seduzione.

 

 

GRUPPO C - LE PERSONALITA' TIMOROSE E ANSIOSE

 

L'OSSESSIVO-COMPULSIVO

Il paziente con un disturbo di personalità ossessivo–compulsivo, che si percepisce come una persona leale e coscienziosa, simbolizza le sue sensazioni inquadrandole all’interno di schemi predefiniti. Questo disturbo della personalità è, dunque, uno dei più ego-sintonici.

Essa valorizza la lealtà e la disciplina e di conseguenza, non deve sorprendere che gli ossessivo- compulsivi vi trovino un ambiente che sostiene una percezione positiva di loro stessi e che siano spesso ricompensati delle loro disposizioni patologiche.

Queste persone, sopratutto coloro che sono più ossessivi che compulsivi, non sono molto mobilitate. Il paziente invece che è piuttosto compulsivo è maggiormente energizzato ma in maniera rituale e priva di spontaneità. La sua parte rigidamente disciplinata influenza il suo agire, facendoli perdere di dinamismo.

Questi rituali interpersonali con le loro sequenze prestabilite non gli permettono di tener conto delle reazioni dell'altro, e quindi di essere empatico. Entrare quindi in relazione con gli altri in modo predeterminato non favorisce un buon contatto.

Ha molta difficoltà a distendersi, in quanto la sensazione di dover fare sempre qualcosa glielo rende fortemente ansiogeno, ma se è depresso, specialmente in terapia, può invece avere molta difficoltà ad uscire dal ritiro.

II paziente ossessivo-compulsivo tende a essere confluente con coloro che, ai suoi occhi, simbolizzano l'autorità. Però se, come spesso avviene, egli possiede dei tratti della personalità passivo-aggressiva, ciò potrebbe non essere così evidente. Il suo rapporto con l'autorità è, allora, più ambivalente.

Questo paziente non è sicuramente un grande introiettore. Ciononostante, può introiettare in modo selettivo, una volta percepito il suo ambiente come facente parte di un'autorità legittima.

Le caratteristiche che egli possiede, ma rinnega, sono proiettate sugli altri che diventano allora pigri, disorganizzati, emotivi. La proiezione diventa quindi per l'ossessivo-compulsivo un meccanismo omeostatico.

Teme l’errore, per cui utilizza la retroflessione per procrastinare o annullare l’azione. Le rimuginazioni ossessive sono una retroflessione dell'azione e le compulsioni mirano a diminuire le tensioni introdotte dall'ossessione.

Usa la deflessione per dare un significato razionale ad ogni forma di comunicazione calorosa ed emotiva imprevista. Si preoccupa del contenuto e deflette la maggior parte dei processi.

 

L’EVITANTE

 

Queste persone sono particolarmente sensibili alle sensazioni avverse e ignorano invece ogni segno positivo. Hanno continue sensazioni alle quali attribuiscono però sempre lo stesso significato, cioè l'esito negativo della valutazione dell'ambiente per la propria inadeguatezza.

Non hanno grandi consapevolezze, sono piuttosto confusi dalla costante preoccupazione di essere rifiutati e umiliati. La sua mobilitazione e le sue azioni sono centrate in modo selettivo sul cercare di evitare le situazioni pericolose ed imbarazzanti, allo scopo di evitare il dolore.

Non arrivano mai al contatto per paura di un rifiuto imbarazzante. II contatto, come principale bersaglio dell'evitamento di queste persone, è perciò altamente ansiogeno, a meno che non siano assolutamente certi della benevolenza di qualcuno.

II ritiro è la posizione più comoda e sicura per il paziente evitante, e domina l'insieme della sua esperienza.

Benché il paziente evitante desideri fortemente essere accettato, non si può permettere di essere confluente perché sarebbe troppo alto il rischio del rifiuto. Stando sempre in ritiro la confluenza rimarrà quindi un desiderio, e le energie date dai bisogni non soddisfabili all'esterno saranno riversate su di sé, e riutilizzate in fantasie e sogni ad occhi aperti che permetteranno al paziente di rifugiarsi nel suo immaginario. La retroflessione viene quindi utilizzata per non agire quegli impulsi che potrebbero avere conseguenze dolorose, e il pensiero è l'unico modo per spaziare all'esterno.

Utilizza la proiezione per riversare sull’ambiente la sua paura di essere umiliato. In generale non è però un proiettivo, perché non ha difficoltà a vedersi addosso le parti inaccettabili di sé.

 

IL DIPENDENTE

 

Ciò che spinge il paziente dipendente verso l'ambiente è la ricerca di appoggio, sostegno, di una persona da cui dipendere.

La sensazione è bloccata dal panico e dall'ansia in tutte quelle esperienze che implicano la necessità di esplorare l’ambiente in autonomia, sensazioni che vengono da lui simbolizzate con la convinzione di essere inadeguato. La mobilitazione dell'energia è visibile solo quando, l'obiettivo è trovare una figura protettrice che pensi a lui. Ed è proprio da questa figura che deriva l'energia necessaria ad agire nell'ambiente. Agisce comunque molto poco sull'ambiente, visto che fa in modo che ciò che gli è necessario gli arrivi dall'ambiente, senza che sia lui a procurarselo.

Avendo un bisogno inesauribile di contatto e non tollerando il ritiro, egli vive il contatto come sottomesso e senza limiti e confini, cercando di evitare in ogni modo la separazione. Questo non è ovviamente un vero e proprio contatto nel senso gestaltico, in quanto non è preceduto e seguito da una separazione. Il ritiro tende quindi a essere ansiogeno e comunque mai pieno, perché mette in pericolo la confluenza. Viene vissuto con sofferenza, come rifiuto e abbandono.

Si può quindi dire che, per definizione, le persone dipendenti tendono ad essere altamente confluenti. Questa confluenza si nutre di continue introiezioni: introieterebbero qualsiasi cosa pur di mantenere la relazione di dipendenza. Proietta ciò che mantiene il proprio senso di inadeguatezza: più vede gli altri come all'altezza, più sente se stesso impotente, più ricerca la dipendenza dall'altro che vede come capace e competente. Se retroflette, il contenuto sarà la collera, che non esprime mai verso l'ambiente che lo nutre e sostiene, e che rivolgerà a se stesso, sostenendo la continua critica di se stesso. La paura per il conflitto porta a deflettere nelle situazioni emotivamente tese.

 

IL PASSIVO-AGGRESSIVO

La persona passivo – aggressiva tende a simbolizzare le proprie sensazioni utilizzando dei filtri che lo fanno sentire l’oggetto di accuse ingiustificabili.

Tergiversa e sembra sempre che faccia le cose un po’ più lentamente e con minore efficacia di quanto si auspicherebbe. Dato che egli ha la tendenza a credere di dare un rendimento migliore di quanto gli altri credano, è sorpreso quando gli si dice il contrario. Si può dire allora che egli non è in grado di decodificare l'impatto che produce sul suo ambiente, e che questa carenza gli rende poco possibile il contatto.

II paziente passivo-aggressivo utilizza spesso la postura del ritiro come provocazio