Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC e DOCP)

Diagnosi e terapia secondo la Gestalt

e il DSM-IV-TR

 

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) secondo il DSM-IV-TR[1]

 

I principali criteri diagnostici per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo sono i seguenti:

 

  1. Ossessioni o compulsioni.

Ossessioni come definite da 1., 2., 3. e 4.:

  1. pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e persistenti, vissuti, in qualche momento nel corso del disturbo, come intrusivi o inappropriati e che causano ansia o disagio marcati
  2. i pensieri, gli impulsi, o le immagini non sono semplicemente eccessive preoccupazioni per i problemi della vita reale
  3. la persona tenta di ignorare o di sopprimere tali pensieri, impulsi o immagini, o di neutralizzarli con altri pensieri o azioni
  4. la persona riconosce che i pensieri, gli impulsi, o le immagini ossessivi sono un prodotto della propria mente (e non imposti dall’esterno come nell’inserzione del pensiero).

Compulsioni come definite da 1. e 2.:

  1. comportamenti ripetitivi (per es., lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (per es., pregare, contare, ripetere parole mentalmente) che la persona si sente obbligata a mettere in atto in risposta ad un’ossessione o secondo regole che devono essere applicate rigidamente
  2. i comportamenti o le azioni mentali sono volti a prevenire o ridurre il disagio o a prevenire alcuni eventi o situazioni temuti; comunque questi comportamenti o azioni mentali non sono collegati in modo realistico con ciò che sono designati a neutralizzare o a prevenire, oppure sono chiaramente eccessivi.

Specificare se:

 Con Scarso Insight: se per la maggior parte del tempo, durante l’episodio attuale, la persona non riconosce che le ossessioni e compulsioni sono eccessive o irragionevoli.

 

Tipologia e Sintomatologia

Il disturbo ossessivo-compulsivo può presentarsi in diverse tipologie come: [2]

Disturbo ossessivo compulsivo da contaminazione

In questo caso si tratta di ossessioni e compulsioni connesse al rischio di contagi o contaminazioni. Le persone che ne soffrono sono tormentate dall'ingiustificata preoccupazione che loro stessi o un familiare possa ammalarsi entrando in contatto con agenti contaminanti. Il contatto con la sostanza temuta è seguita da rituali tesi a neutralizzare la contaminazione. Il lavaggio compulsivo delle mani, che segue tali ossessioni rappresenta una delle modalità più frequenti con cui il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) può manifestarsi. La preoccupazione di chi è affetto da questo tipo di DOC riguarda sia il timore di poter contrarre una qualche forma di malattia reale che di sentirsi sporco, sudicio. Gli oggetti, le situazioni o gli eventi che possono innescare il pensiero ossessivo di contaminazione sono innumerevoli e variano dalla persona. Tra le più comuni ci sono: siringhe, banconote, bagni pubblici, mezzi pubblici, ospedali, cassonetti della spazzatura, strette di mano, feci, urina, saliva, sperma, amianto e, quella riferita a categorie di persone come i barboni, i tossicodipendenti, gli zingari e gli omosessuali.

Disturbo ossessivo compulsivo da controllo

Il disturbo si manifesta con ossessioni e compulsioni che implicano timori ricorrenti e controlli protratti e ripetuti, correlati al dubbio di aver dimenticato qualcosa o di aver fatto un errore o danneggiato qualcosa o qualcuno inavvertitamente. Chi soffre di questo tipo di disturbo arriva a pensare che una propria azione o omissione sia causa di disgrazie. I controlli tipici condizionati dal controllo sono, ad esempi: aver chiuso la porta di casa, il gas o l'acqua, aver contato bene i soldi o non aver scritto parole blasfeme.

Disturbo ossessivo compulsivo da accumulo

Il soggetto affetto da questa tipologia di disturbo si manifesta con l'impulso di accumulare e conservare oggetti, anche insignificanti e deperibili. Le condotte di accumulo non sono generalmente accompagnate da ossessioni. Lo spazio occupato dalle "collezioni" può arrivare a occupare gran parte dello spazio in casa. Questi soggetti sono generalmente poco critici riguardo ai loro rituali.

Disturbo ossessivo compulsivo da ordine e simmetria

Questo tipo è caratterizzato da un’intolleranza al disordine o all'asimmetria. Quando il paziente percepisce asimmetria o disordine si impegna anche per molte ore a riordinare questi oggetti. Le ossessioni di ordine e simmetria possono riguardare anche il proprio corpo (pettinatura dei capelli, abiti).

Disturbo ossessivo compulsivo da superstizione eccessiva

La persona che ne è affetta manifesta pensieri superstiziosi portati all'eccesso. L'esito degli eventi viene legato al compimento di certi gesti, alla visione di certi oggetti e/o colori, al suono di determinati rumori. Per annullare un effetto negativo, il soggetto affetto da disturbo ossessivo compulsivo da superstizione eccessiva deve mettere in atto il "giusto rituale", adattato in base alla situazione che gli ha arrecato lo stato di ansia, e ripeterlo il numero di volte adeguato per evitare qualche disgrazia.

Ossessioni pure

Alcuni soggetti affetti da DOC manifestano ossessioni senza compulsioni. Manca, dunque, la componente rituale o compulsiva; tuttavia, il soggetto colpito manifesta pensieri ossessivi riguardanti l'avverarsi di situazioni altamente improbabili, ma che gli risulterebbero intollerabili. Il contenuto di tali ossessioni spesso può essere a sfondo religioso, sociale o sessuale. È il caso di chi è ossessionato dal timore di essere o diventare omosessuale o pedofilo o di chi ha il terrore di essere colto da un'aggressività improvvisa e incontrollabile e fare del male a chi gli sta accanto. In tali pazienti, l'episodio ossessivo è spesso seguito da un dialogo interiore rassicurante.

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) secondo la Gestalt Psicosociale®

 

Lo sviluppo del disturbo Ossessivo-Compulsivo e il suo stile comportamentale

 

Secondo la Gestalt Psicosociale® nello sviluppo evolutivo, il bambino apprende la competenza relazionale grazie alle modalità attraverso le quali riceve il sostegno dai genitori. Le modalità di contatto e di interruzioni ad esso, nei primi anni di vita, fanno principalmente ferimento a modalità corporee ed emotive, come la ovvia conseguenza di stili comportamentali; la matrice corporea con la sua fenomenologia può,in tal senso, testimoniare che tipo di relazione si sia co-costruita nella traità caregiver-figlio. Un punto centrale della psicopatologia per la psicoterapia della Gestalt è dato dal come accadono le interruzioni lungo il percorso dell’incontro con l’ambiente, cioè il ciclo di contatto/relazione. Le esperienze vissute e sperimentate nel campo relazionale, assumono una coloritura precisa se si osserveranno le emozioni espresse e la corporeità che ad esse soggiacciono. Per quanto riguarda il disturbo ossessivo-compulsivo, il tipico stile relazionale introiettato dal bambino è quello di farsi carico sia della propria paura che di quella dell’adulto. Sente l’eccitazione, ma si blocca per paura della critica espressa dal genitore (sono sbagliato e colpevole). Ad esempio, nell’esplorazione dell’ambiente, quando sperimenta il contatto con gli oggetti, come la terra, lo sguardo spaventato e adirato della madre, che lo pulisce con forza, gli farà introiettare il senso di sporco e di pericolo contemporaneamente. Egli, invece di sperimentare positivamente la tendenza all’esplorazione dell’ambiente, impara a interrompere l’intenzionalità del contatto. Questo script, gli mostra come farsi carico della paura e della critica dell’adulto (non giocare con la terra, se ti sporchi è colpa tua) retroflettendo l’azione, sostenuta da una emozione e dal sentire corporeo (tocco la terra, sento l’odore, la metto in bocca). La sequenza si interrompe subito dopo la consapevolezza (sente l’eccitazione, vorrebbe toccare la terra, ma ha il timore di essere criticato dalla mamma) nella fase spontanea del bambino verso l’esplorazione dell’ambiente, bloccando l’azione e, quindi, il contatto con l’ambiente. Nasce il sintomo ossessivo. Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini a carattere invasivo e ripetitivo che si presentano alla mente non voluti, irrazionali e incontrollabili da parte dell’individuo.

La loro funzione sembra essere quella di controllare l’energia e le sensazioni che il corpo inizia ad avvertire e di cui si impaurisce, perché le sente come incontenibili spinte ad azioni distruttive. La condotta ossessiva matura per l’occasione di un evento critico, che innesca un fatto, un pensiero, un’immagine, una sensazione. È sufficiente anche solo il dubbio che l’evento critico sia accaduto per innescare il timore. La condotta ossessiva è il tentativo di adattamento creativo, finalizzato a raggiungere sia scopi sia la soluzione di problemi. Secondo Francesco Mancini (Mancini F., 2010) il paziente elabora, in funzione del raggiungimento dei propri “scopi” (per esempio: se pulisco l’interruttore prima di toccarlo non mi sporco) delle condotte, che vengono attivate tutte le volte che serve per prevenire, la contaminazione da sostanze disgustose. Il timore di contaminazione attiva nel paziente il non contatto con sostanze evitate, non perché esse sono dannose, ma perché evocano la percezione di disgusto. Egli attiva queste condotte, ma si critica, valuta negativamente il proprio comportamento, disapprovando anche i suoi sintomi. Egli mette in scena quotidianamente un conflitto di cui si sente l’unico colpevole. Tenterà anche di contenere i sintomi, soprattutto per prevenire lo stimolo, e lo fa aumentando i controlli e dunque producendo un effetto paradossale: il paziente critica le condotte che ha adottato, ma non mette assolutamente in discussione lo scopo iniziale che lo spinge a prevenire la minaccia di colpa o contaminazione. Le ossessioni incarnano il tentativo dell’individuo di controllare costantemente il rischio di passare all’azione, di agire. Anziché muoversi verso un contatto pieno, l’individuo controlla la propria sensazione attraverso la produzione delle ossessioni o delle compulsioni. Chi soffre di ossessioni considera l’azione nell’ambiente, cioè l’esplorazione, un rischio alla propria esistenza. Sempre secondo gli studi di Mancini, il senso di colpa che prova il paziente ossessivo-compulsivo è di tipo deontologico, ovvero legata alla trasgressione di norme morali, senza un danno oggettivo per altri individui. Secondo uno studio compiuto attraverso la risonanza magnetica funzionale (RMN), è stato osservato che stimoli visivi in grado di evocare quel tipo di senso di colpa attiverebbe l'insula, struttura fondamentale nell'esperienza di disgusto verso stimoli esterni ed interni. Il paziente ossessivo, sviluppando questo senso di colpa profondo, non ha imparato nella relazione originaria a fare un’imparziale suddivisione del rischio e della colpa, poiché la responsabilità che il genitore gli ha attribuito è stata totale, come la successiva condanna. In questo tipo di relazione è mancata l’empatia, negata dal desiderio di scaricare la propria angoscia su un individuo che per la sua struttura psichica ancora immatura non poteva sostenere il sentire intensamente negativo dell’altro. Oltre al senso di colpa vissuto, nello sviluppo normale del bambino possono intervenire altri fattori che contribuiranno successivamente a far sviluppare il sintomo ossessivo. Ad esempio l’iper-protezione e l’eccessiva apprensione da parte dei genitori. Quando il bambino comincia ad essere consapevole dell’eccitazione e dell’energia nel suo corpo, e a muovesi verso la meta dei suoi bisogni, il genitore prova timore nel vederlo pronto all’azione, e lo inibisce o addirittura lo blocca. Il bambino, in questo modo, vivrà contemporaneamente due emozioni contrastanti: la paura di muoversi e la voglia di muoversi. Il bambino che riesce per la prima volta a prendere un oggetto, a camminare, avverte un cambiamento decisivo nella definizione di sé e del sé. Ci riferiamo a quel tipo di esperienza che produce e fissa in modo indelebile nel sé i vissuti corporei e i pensieri, che costituiranno il nutriente ground relazionale (Menditto M., 2010). La paura iniziale di agire per esplorare il nuovo, non solo non è stata sostenuta nella relazione, ma ritenuta pericolosa, criticata, giudicata e repressa. La paura del genitore viene proiettata totalmente sul bambino che da esploratore innocente diviene causa di apprensioni e depositario di ansie ed angosce. Il bambino passa dal sentire paura al sentire angoscia nel corpo. Il corpo del bambino sente l’energia, ma non si può più fidare della propria energia, che è sbagliata, perché lo porta verso il contatto con la novità che è fonte di ansia. Egli, così, è sempre meno in grado di differenziarsi dal grande poiché l’azione è un primo passo verso la separazione e la differenziazione dall’altro. In sintesi, quello che caratterizza la relazione della persona ossessiva è che dopo la percezione delle proprie energie tese all’attivazione, sente una granitica indecisione. Se osserviamo il corpo dell’ossessivo, notiamo che è tesissimo, continuamente impegnato in modo drammatico nel compito immane di controllare le energie che percepisce. Il vissuto è paradossale e ambivalente e per questo produce una ininterrotta sensazione di indecisione. Tale indecisione ripropone, chiaramente, il processo dell’individuo che si apre e si chiude rispetto all’emozione che lo attrae e lo terrorizza, in una ambivalenza senza pause. Vorremmo, adesso, focalizzare alcuni aspetti utili da seguire nel progetto terapeutico gestaltico:

 

  1. i pensieri ossessivi sono un modo in cui il soggetto, in forma esasperata, tenta di prendersi cura di sé (adattamento creativo), quindi, sostenere il valore creativo del sintomo;
  2. l’eccesso di controllo da parte dei pazienti cerca di supplire ad una mancanza di sostegno del genitore nel momento della preparazione all’azione;
  3. il genitore è solitamente critico, controllante, colpevolizzante; gradualmente smantellare l’idealizzazione del genitore;
  4. I pensieri ossessivi esprimono l’indecisione del soggetto, che da una parte sente l’attrazione per alcuni vissuti e dall’altra ne ha paura; accogliere l’indecisione e collegarla alle emozioni che la generano;
  5. l’interruzione di contatto che porta pensieri ossessivi avviene nel momento in cui l’individuo sente le emozioni e le sensazioni corporee che lo spingono all’azione; quindi, portare alla consapevolezza la fase dell’interruzione attraverso l’esplorazione del nuovo;
  6. per questo stile relazionale, le emozioni che spingono verso l’ambiente sono prevalentemente l’aggressività e la sessualità; lavorare con queste emozioni;
  7. 7.         gli interventi terapeutici devono facilitare la costruzione di un campo relazionale nel quale il terapeuta possa esprimere l’empatia e dare spazio gradualmente al sentire corporeo del paziente;
  8. il terapeuta deve essere costantemente consapevole e congruente, deve evitare i doppi messaggi; nella relazione di reciprocità il sentire l’altro salvaguarda il senso di differenza;
  9. È fondamentale che il terapeuta accetti profondamente la differenza e l’unicità del paziente;
  10. Il tema dell’innocenza/colpevolezza è anch’esso centrale; il terapeuta dovrà porre molta attenzione alle proprie aspettative sul paziente e alle proprie critiche;
  11. il tema dell’ambivalenza: la comunicazione non dovrà lasciare spazio ad ambivalenze, interpretazioni, ma essere congruente e autentica nella quale il mondo emotivo del paziente possa essere vissuto (corpo) e narrato (contenuto);
  12. L’assunzione della responsabilità suddivisa in parti uguali.

 

Diagnosi differenziale con il Disturbo Ossessivo-Compulsivo

È importante non confondere il disturbo di personalità ossessivo-compulsivo (DOCP) con il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). Quest’ultimo è una patologia completamente diversa e indipendente. Il disturbo ossessivo-compulsivo consiste in sintomi eclatanti legati al bisogno o desiderio di compiere azioni rituali, o ripetitive, in modo quasi automatico (come lavarsi le mani o toccare oggetti). Invece i soggetti affetti da disturbo di personalità ossessivo-compulsivo non hanno – salvo i casi di co-morbilità – nessun problema di questo tipo. Inoltre, il disturbo ossessivo-compulsivo è egodistonico - cioè il paziente si lamenta del problema e vorrebbe liberarsi dei sintomi - mentre il disturbo di personalità ossessivo-compulsivo è egosintonico: la persona identifica certi suoi bisogni e desideri proprio con il soddisfacimento dei sintomi ossessivi, e li considera parte di sé (tendendo quindi spesso a cercare di cambiare l' "ambiente" piuttosto che sé stessi).

Diagnosi differenziale con:


 

Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità secondo il DSM-IV-TR

Una modalità pervasiva di preoccupazione per l’ordine, la perfezione e il controllo mentale e interpersonale a spese della flessibilità, della larghezza di vedute e dell’efficienza che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti come indicato da almeno quattro dei seguenti elementi:

1) eccessiva attenzione per i dettagli, le regole, gli elenchi, l’ordine, l’organizzazione, gli schemi, fino al punto che lo scopo principale dell’attività va perduto;

2) perfezionismo che interferisce con l’espletamento degli impegni (ad esempio, incapacità di portare a termine un progetto perché non sono soddisfatti i propri standard oltremodo rigidi di perfezione);

3) eccessiva dedizione al lavoro e alla produttività, con esclusione delle attività di svago e delle amicizie (non giustificata da ovvie necessità economiche);

4) esagerata coscienziosità, scrupolosità e inflessibilità in tema di moralità, di etica e di valori (non giustificata dall’appartenenza ad una cultura o ad una religione);

5) incapacità di gettare oggetti usati o di nessun valore anche quando non hanno nessun significato affettivo;

6) riluttanza a delegare compiti o lavori agli altri a meno che essi non aderiscano esattamente al proprio modo di fare le cose;

7) presenta uno stile di vita privo di generosità sia verso sé stesso che verso gli altri; il denaro è considerato qualcosa che è necessario accumulare per fronteggiare catastrofi future;

8) manifesta rigidità e ostinazione.

 

 

Sintomatologia

Il soggetto con una personalità ossessiva-compulsiva ha uno stile prudente e perfezionista che manifesta costantemente buona parte (o la totalità) dei seguenti caratteri:

  • Perfezionismo
  • Fissazione sulle liste e l'organizzazione
  • Eccessiva dedizione al lavoro
  • Preoccupazione eccessiva per l'ordine, la pulizia e il controllo di spazi e ambienti
  • Mania del controllo sulle persone, che rende le relazioni familiari e d'amicizia difficili e pesanti
  • Ansia immotivata in situazioni divergenti dalla routine del soggetto
  • Attenzione eccessiva ai dettagli
  • Autocommiserazione o colpevolizzazione eccessiva in caso di errori secondari o anche futili
  • Timore eccessivo delle critiche, anche se costruttive
  • Pessimismo
  • Razionalizzazione eccessiva dei sentimenti (visti come una perdita di controllo) che porta a vivere gli affetti in modo coartato
  • Incapacità di esprimere direttamente la rabbia e/o comportamenti passivo-aggressivi
  • Difficoltà a lavorare in gruppo o a delegare compiti ad altri
  • Stile di vita improntato alla parsimonia. Il denaro è visto non come fonte di piacere ma come protezione, da accumulare in caso di disgrazie o problemi futuri.
  • Tendenza all'accumulo di oggetti, anche se privi di valore economico e/o affettivo
  • Inflessibilità su posizioni etiche, politiche, religiose e/o morali
  • Rigidità e difficoltà ad adeguarsi ai cambiamenti

Stile di personalità ossessivo-compulsivo (DOCP)

Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità non deve essere confuso con un semplice stile di vita orientato alla precisione e all'ordine o con tratti ossessivi-compulsivi. Sebbene questi sintomi facciano parte della popolazione adulta affetta da DOCP, il disturbo di personalità viene considerato tale solo quando impedisce al soggetto di condurre una vita regolare, o per eccessivo spreco di tempo (più di un'ora al giorno) o quando compromette il normale svolgersi delle attività quotidiane, siano esse sociali e/o lavorative oppure ancora quando i sintomi siano fonte di marcata sofferenza per il paziente.

I soggetti affetti da OCPD non presentano un'emotività ridotta come i soggetti affetti da disturbo schizoide di personalità, tuttavia tendono a un forte controllo delle emozioni. In modo più o meno conscio, ritengono l'affettività e le emozioni una perdita del controllo dell'Io. Le emozioni represse si accumulano senza la possibilità di essere sfogate o vissute apertamente, ciò provoca stati di sofferenza. Le più frequenti emozioni negative nei soggetti ossessivo-compulsivi sono:

  • l'ansia dovuta ad una mancanza di ordine, di controllo o di impostazione "approvata";
  • la rabbia può seguire alle critiche e disapprovazione frequenti, che il soggetto attira su di sé per l'approccio interpersonale rigido;
  • la frustrazione per non aver portato a termine un compito o per non aver raggiunto gli standard autoimposti;
  • l'invidia nei confronti di persone che, pur non seguendo il metodo "corretto", ottengono risultati e riconoscimenti migliori.

Per i soggetti con diagnosi OCPD è considerato inaccettabile esprimere pubblicamente la rabbia, quindi, aumentano ogni volta gli sforzi per reprimerla, creando una specie di circolo vizioso a livello emotivo. Possono mostrarsi eccessivamente zelanti ed ossequiosi nei confronti dei superiori e ipercritici e controllanti nei confronti dei sottoposti. Sebbene siano convinti di avere standard morali più elevati degli altri, a differenza dei soggetti affetti da disturbo narcisistico di personalità, si sforzano di apparire sempre posati e modesti, evitando di mostrare orgoglio o altezzosità. Questo è connesso alla loro paura di sbagliare e di essere rimproverati per i loro errori. Sebbene il forte senso di obbligazione morale impedisca al soggetto di sviluppare delle dipendenze da sostanze (a differenza di quanto avviene in altri disturbi di personalità), l'OCPD conduce spesso alla depressione e all'esaurimento nervoso. Il disturbo ha la caratteristica di presentarsi spesso insieme ad altri disordini nervosi, soprattutto di natura ansiosa o fobica quali disturbo ossessivo-compulsivo, ipocondria, agorafobia. Inoltre, il disturbo di personalità ossessivo-compulsivo - caratterizzato da un pattern di perfezionismo - ha una tendenza specifica alla co-morbilità con sintomi legati al narcisismo, e perciò anche con il disturbo narcisistico di personalità.

Stile di personalità ossessivo-compulsivo secondo la Gestalt Psicosociale®

 

Il cliente con un disturbo di personalità ossessivo–compulsivo, si percepisce come una persona leale e coscienziosa. Questo disturbo della personalità è, dunque, uno dei più egosintonici.

Queste persone, sopratutto coloro che sono più ossessivi che compulsivi, non sono molto mobilitate. Il cliente invece che è piuttosto compulsivo è maggiormente energizzato ma in maniera rituale e priva di spontaneità.

Questi rituali interpersonali con le loro sequenze prestabilite non gli permettono di tener conto delle reazioni dell'altro, e quindi di essere empatico.

Ha molta difficoltà a distendersi, in quanto la sensazione di dover fare sempre qualcosa glielo rende fortemente ansiogeno.

II cliente ossessivo-compulsivo tende a essere confluente con coloro che, ai suoi occhi, simbolizzano l'autorità.

Le caratteristiche negative che egli possiede, ma rinnega, sono proiettate sugli altri che diventano allora pigri, disorganizzati, emotivi. La proiezione diventa quindi per l'ossessivo-compulsivo un meccanismo omeostatico.

Teme l’errore, per cui utilizza la retroflessione per procrastinare o annullare l’azione. Questo cliente non è sicuramente un grande introiettore. Ciononostante, può introiettare Le rimuginazioni ossessive sono una retroflessione dell'azione e le compulsioni mirano a diminuire le tensioni introdotte dall'ossessione.

in modo selettivo, una volta percepito il suo ambiente come facente parte di un'autorità legittima. Usa la deflessione per dare un significato razionale ad ogni forma di comunicazione calorosa ed emotiva imprevista. Si preoccupa del contenuto e deflette la maggior parte dei processi. Se è depresso, specialmente in terapia, può avere molta difficoltà ad uscire dal ritiro.

Di seguito viene proposto il ciclo di reazione con le relative modalità di interruzione al contatto utilizzate dal paziente con stile di personalità ossessivo-compulsivo.

 

 

 

Bibliografia

American Psychiatric Association (2000). DSM-IV-TR Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders , Fourth Edition, Text Revision. Edizione Italiana: Masson, Milano.

Freud S. (1895), Ossessioni e fobie, Ed. Newton, p. 31

Freud S.,Inibizione, sintomo e angoscia (1925), in Opere, cit., vol. IX

Menditto M.: Comunicazione e relazione. Ed. Erickson, Trento 2008.

Menditto M. (a cura di): Psicoterapia della Gestalt Contemporanea. Ed. Franco Angeli, Milano 2010. 

Menditto M. introduzione alla psicoterapia della gestalt e alla psicoterapia della Gestalt psicosociale, in SIGnature, Roma 2010.

Menditto M. La diagnosi secondo la Gestalt Psicosociale, in SIGnature, Roma 2003.

Perls F.S., R.F. Hefferline, P. Goodman, Teoria e pratica della terapia della Gestalt, Astrolabio, Roma.

Perls F., (2007), L’Io, la fame, l’aggressività, FrancoAngeli, Milano.

http://www.apc.it/disturbi-psicologici/disturbo-ossessivo-compulsivo.html

 



[1] American Psychiatric Association (2000). DSM-IV-TR Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders , Fourth Edition, Text Revision. Edizione Italiana: Masson, Milano.

[2] http://www.apc.it/disturbi-psicologici/disturbo-ossessivo-compulsivo.html