Il disturbo narcisistico secondo il metodo della Gestalt 

La maschera del narcisista globale

 

“Non potreste portare maschera migliore del vostro stesso volto, uomini del presente; chi mai potrebbe riconoscervi?”[1]

 

Il paradosso del cittadino postmoderno è ormai chiaro: più tenta di evitare impegni stabili e duraturi, per timore del vincolo della responsabilità, più avverte il bisogno di relazioni autentiche e rapporti umani ai quali tragicamente non sa più approcciarsi, tanto meno edificare. In questa empasse e nella deformazione delle categorie temporali e spaziali, che stressano e dilatano il campo esistenziale, si è arrestata la crescita della persona umana. L’individuo globale con i suoi atteggiamenti sempre più stereotipati, e trascinato da un’ansia incontenibile, è continuamente sballottato tra l’illusione dell’avere e quella dell’essere. Sé stesso e i suoi confini si sono sublimati, divenendo sempre più impalpabili, trasformando, così, il suo patrimonio di possibilità creative in costellazioni di comportamenti inadeguati alla relazione con l’altro. Nel contesto attuale, in cui i nuovi e corrosivi valori disgregano il ground sociale, la maschera narcisista sembra aver trovato, nell’uomo contemporaneo, il volto perfetto su cui aderire. Con lo sviluppo esponenziale dei mezzi di comunicazione digitalizzati, dei social network e dei software multimediali di ultimissima generazione, la radice narcisistica ha ramificato e ha prolificato, omologando e seducendo intere generazioni di persone. L’indice epidemiologico, riferito al disturbo narcisistico di personalità (su scala mondiale), in pochi anni, sembra essere sensibilmente aumentato, passando dall’1% circa, indicato nel DSM-IV-TR, al 4% circa. Nel maggio 2013 sarà pubblicato il DSM-V che, dopo infinite diatribe, annovererà tra i 6 disturbi di personalità[2] anche quello narcisistico. Per la Gestalt Psicosociale©,che guarda “oltre”, tale questione è già morta e sepolta. Osservando l’insostenibile andare delle trasformazioni etiche-socio-culturali, ci viene da chiederci se abbia ancora un senso fissare in manuali statistici dei criteri per diagnosticare i Disturbi di Personalità, che non potranno mai essere sincronici con la realtà umana. Molto probabilmente, il reale Narcisista  si è già trasformato in altro con le nuove forme di contatto e i nuovi social pathos. Osservando le capacità manipolative e le abilità associative dei bambini di un anno, con i touch-screen dei “loro” Android, che allargano e ristringono con le dita le Photo prima di aver acquisito un linguaggio, potremmo studiare, per una ricerca finalmente innovativa, la nuova fase i-pod, per comprendere che trama avranno le future relazioni; ed inoltre, incrociando le mille facce che popolano il web, intuire che già esistono i disturbi di Personalità Virtuale e quello di Account Multiplo, fortunatamente, senza un manuale che li inquadri. Il ciclo di vita e le possibilità psico-fisiche, ovvero il termine naturale della corporeità umana, la vecchiaia e la morte, sembrano negate al cospetto dell’apparire ad ogni costo. Tra non molto, la vecchiaia non esisterà più: moriremo tutti giovani e con il Tablet tra le mani.

 

 

Breve storiografia sul Narcisismo[3]

 

Il termine “Narcisismo” viene utilizzato per la prima volta nel 1898 dall’americano Havelock Ellis (“narcissus-like”) per indicare l’atteggiamento psicologico del ripiegamento su se stessi. Nel 1909, Sigmund Freud utilizzò lo stesso termine riguardo all’assunzione della propria persona come oggetto d’amore, stadio tra l’autoerotismo infantile e l’amore oggettuale. Nel 1914, con l’“Introduzione al narcisismo”, Freud definisce il narcisismo come "la libido ritirata dal mondo esterno e indirizzata verso l’Io dando luogo così a quell’atteggiamento che può definirsi narcisismo". Inoltre, con i termini di nevrotico e psicotico descrive il tipo di distacco dalla realtà esterna: il nevrotico ritira la libido dagli oggetti reali e la rivolge agli oggetti della fantasia, divenendo libido oggettuale, mentre nello psicotico la libido è rivolta all’Io, ripristinando uno stato primitivo infantile con l’onnipotenza del pensiero[4]. Appartiene a questo periodo anche la definizione di Nevrosi narcisistica, termine ormai superato e con il quale Freud intendeva designare un disturbo psichico caratterizzato dal ritiro della libido interamente sull’Io. La distinzione freudiana tra Narcisismo primario e Narcisismo secondario consente di osservare in che modo il fondatore della psicoanalisi intese descrivere i naturali movimenti e gli investimenti della libido. Così il Narcisismo primario costituisce uno stadio precoce in cui il bambino investe tutta la sua libido su se stesso. Il Narcisismo secondario designa, invece, un ripiegamento sull’Io della libido, che verrebbe sottratta agli investimenti oggettuali. Sempre nello stesso saggio, Freud descrive due tipi di scelta oggettuale, ovvero di modalità di amare:

  1. Secondo il modello narcisistico:
    1. Ciò che si è (cioè sé stessi)
    2. Ciò che si è stati
    3. Ciò che si vorrebbe essere
    4. La persona che è stata in passato una parte di sé stessi
  2. Secondo il modello anaclitico (o per appoggio):
    1. La donna che ci nutre
    2. L’uomo che ci protegge[5]

Nel 1920 in “Al di là del principio di piacere”[6], Freud modifica la prima teoria delle pulsioni, secondo la quale queste erano distinte in “libidiche e autoconservative”, con l’enunciazione della seconda teoria, che le suddivide in Eros e Thanatos (di vita e di morte). Eros è pulsione di vita rivolta agli oggetti che “unisce e lega”, mentre “Thanatos” è la pulsione di morte, distruttiva che azzera l’eccitamento tendendo all’inerzia.

Melanie Klein, con termini molto diversi, descrive l’inizio della relazione d’oggetto collocandoli nei primissimi mesi di vita del bambino. La posizione schizo-paranoidea e quella depressiva, per l’autrice ,sono le fasi costituenti la struttura psichica del bambino. La definizione di Es, infatti, individua quell’istanza separata e primordiale (il primo costituente psichico del bambino) da cui  successivamente si differenzieranno le altre istanze come l’Io e il Super-Io. Ricordiamo, inoltre, il concetto di “bisogno di un oggetto amato e potenzialmente frustrante” che definisce il rapporto del Narcisista con l’oggetto, che deve comunque negare per non provare il senso di dipendenza fortemente temuto e inaccettabile. Tale ambivalenza solleciterebbe l’odio, destinato a divenire invidia estrema. Per Melanie Klein l’invidia è l’“espressione psichica primaria della pulsione di morte”. Da queste teorizzazioni, Herbert Rosenfeld, tra il 1964 e il 1978, giunge alla descrizione delle personalità narcisistiche come quelle che “hanno introiettato in chiave onnipotente un oggetto parziale primitivo totalmente buono” oppure “hanno proiettato… il proprio Sé in tale oggetto, negando così ogni differenza o separazione fra il Sé e l’oggetto”; alla luce di tali riflessioni, nel 1971, ipotizza la sussistenza di un “Narcisismo distruttivo”. Secondo Rosenfeld, se il “Narcisismo libidico” comporta l’idealizzazione del Sé, il “Narcisismo distruttivo” idealizza le parti distruttive del Sé, accentuando nel soggetto il senso onnipotente e disgregativo connesso al senso di autosufficienza e superiorità. Se questo stato distruttivo si collega all’erotismo, si può sviluppare la perversione sado-masochistica, in cui il dolore e il senso di potere che deriva dall’annientamento dell’altro e dalla soggezione all’altro del proprio Sé indifeso, vengono investiti dalla libido. Ciò accade frequentemente in quelle che sono state definite le “reazioni terapeutiche negative”, ovvero la difficoltà ad accettare il terapeuta come “oggetto separato”, portatore di elementi nutritivi.

Fra i numerosi studiosi che si sono occupati del disturbo narcisistico e del loro trattamento, crediamo sia opportuno ricordare e descrivere i lavori di Heinz Kohut (1971) e Otto Kernberg (1984). Secondo Kohut, il Sé è “un contenuto dell’apparato mentale”, e non un’istanza psichica, ovvero “una struttura interna della psiche”. Gli oggetti investiti narcisisticamente al servizio del Sé e utilizzati per il mantenimento del suo investimento pulsionale o addirittura avvertiti come parti dello stesso Sé vengono definiti “oggetti-Sé”. Nella metapsicologia relativa al paziente narcisista, egli colloca tale disturbo nello spazio fra la psicosi e la condizione borderline e, in situazioni di minore gravità, fra le psiconevrosi. La separazione da questo “oggetto-Sé” arcaico e rudimentale e idealizzato, fa sentire il paziente vuoto e impotente, tanto è importante per il paziente utilizzarlo a compensazione e complemento di un segmento mancante della propria struttura psichica, legato alla carenza di sufficienti apporti libidici da parte di “oggetti-Sé” primitivi.

Il fallimento della funzione empatica materna, i disturbi del processo primitivo di idealizzazione, con susseguenti effetti traumatici (la ferita narcisista), sono alla base della psicopatologia narcisistica, che comporta originariamente una fissazione al livello del Sé grandioso arcaico e infantile, cui fa seguito la ricerca interminabile dell’”oggetto-Sé” idealizzato. In questa periodo si colloca lo sviluppo del “Sé bipolare”. Kohut indica con questa espressione la possibile articolazione del Sé in due polarità:

 

  • la “grandiosità nucleare del Sé”, accettata specularmene dalla madre;
  • l’“onnipotenza idealizzata dell’oggetto-Sé”, costituito dalla costanza di cure della madre.

 

L’aggressività nelle personalità narcisistiche sarebbe la conseguenza delle loro lesioni narcisistiche. Il Sé si sviluppa, dunque, nello scambio con le figure parentali, ovvero il metabolismo mentale delle prime relazioni sociali del bambino. Esse non avrebbero la semplice funzione di fornire gratificazione pulsionale, ma di costituire la fonte delle interazioni future. A tal riguardo, si ricorderà il contributo di Wifred Bion che sottolinea il ruolo della rêverie materna, grazie alla quale il bambino trasforma le sensazioni e le emozioni somatiche filtrate dalla coscienza, in elementi in alfa, costituendo la barriera di contatto, che renderà possibile la formazione delle categorie e dei concetti pensabili.

Ritornando al pensiero di Kohut, la finalità del trattamento psicoanalitico è quella della formazione di un Sé più coeso al posto di un Sé debole o frammentato. Il suo lavoro terapeutico si basa, quindi, sull’aggregazione del Sé, che comporta, attraverso un processo che conduce alla consapevolezza, l’evoluzione dei livelli più bassi dello stesso Sé. Ciò avviene attraverso l’ascolto empatico in grado di contenere la struttura fragile del Sé risultante dalla diminuzione progressiva dell’autostima. Tale atteggiamento possiede funzioni riparative, ottenute soprattutto dalla disposizione empatica del terapeuta ad accogliere dentro di sé il vissuto emozionale del suo paziente.

Per Otto Kernberg, invece, “lo sviluppo del narcisismo normale e patologico” coinvolgerebbe costantemente “il rapporto fra le rappresentazioni del Sé e dell’oggetto e gli oggetti esterni, oltre che conflitti istintuali che investono sia la libido sia l’aggressività”. Secondo questo autore il Sé grandioso del Narcisista contiene “il Sé reale, il Sé ideale e le rappresentazioni oggettuali ideali”. Secondo questo autore, gli aspetti narcisistici non possono essere tenuti distinti da quelli “della libido, dell’aggressività e delle relazioni oggettuali interiorizzate”. La negazione, o meglio il diniego che il “Narcisista” compie è ben diverso da quello attuato dallo psicotico. Il narcisista, infatti, nega le differenze fra il Sé e l’oggetto e non la loro separazione, mentre lo psicotico nega la differenziazione fra il Sé e l’oggetto, che considera fusi tra loro. Un certo grado di separatezza tra il Sé e l’oggetto è, quindi, ammesso dal “Narcisista”. Il Sé grandioso è di difficile accesso al trattamento ed è solitamente portatore anche di un’istanza super-egoica sadica e primitiva. Questo tipo di personalità narcisistica è costituita, appunto, di un Sé grandioso patologico. Si osservano in questi pazienti i segni di un senso di elevata autostima, che contrasta con gli sporadici sentimenti di estrema inferiorità, da scarsa empatia verso gli altri, bisognosi di continue conferme del proprio valore, mostrando un senso di consapevolezza integrato nella loro esperienza di Sé, ma di un deficitario concetto maturo relativo agli altri. L’utilizzo di meccanismi di difesa primitivi come la scissione, il diniego, l'identificazione proiettiva e l'idealizzazione, e di altri tratti di personalità, rende questo tipo di narcisista simile alla personalità borderline; la grande differenza osservabile tra i due disturbi è relativa al dal Sé grandioso del narcisista, che contiene ed evita la frammentazione dell'Io, problematica presente, invece, nelle personalità borderline.

Gli aspetti clinicamente più gravi del narcisismo patologico comportano inevitabilmente contatti con altre strutturazioni patologiche (scissione di tipo schizoide) e con elementi borderline e paranoidi nella costituzione della personalità.

Il mancato controllo degli impulsi e la tendenza agli acting-out, con lo sviluppo di tratti paranoidi, formano e amplificano i sentimenti di invidia distruttiva e di angoscia persecutoria nelle relazioni con gli altri. Questo tipo di narcisismo viene descritto come Narcisismo maligno, in cui si osservano la comparsa di una regressione paranoide, di sentimenti di grandiosità maligna e la possibilità di comportamenti autodistruttivi o suicidari. Le descrizioni dei pazienti narcisisti presentati da Kernberg e Kohut possono essere concettualizzate collocandole come due polarità opposte su di un continuum basato sugli stili di relazioni interpersonali. I due estremi di questo continuum sono: il “narcisista inconsapevole” e il “narcisista ipervigile” (Gabbard G., 1989).

 

 

il narcisista inconsapevole

 

              Non ha consapevolezza delle reazioni degli altri

              È arrogante e aggressivo

              È concentrato in se stesso

              Ha bisogno di essere al centro dell’attenzione

              È “trasmittente” ma non “ricevente”

              È apparentemente impermeabile all’idea di avere sentimenti di essere ferito dagli altri

 

Il narcisista ipervigile

 

              È fortemente sensibile alle reazioni degli altri

              È inibito, schivo

              Dirige l’attenzione più verso gli altri che verso di sé

              Evita di essere al centro dell’attenzione

              Ascolta gli altri con molta attenzione per evidenziarne mancanza di rispetto o critica

              Si sente ferito con facilità: prova facilmente dei sentimenti di vergogna o di umiliazione

 

I narcisisti inconsapevoli (inquadrabili nella diagnosi offerta dal DSM-IV-TR) sembrano non aver alcun tipo di consapevolezza del loro effetto sugli altri. Parlano come se si rivolgessero a un vasto pubblico, stabilendo raramente un contatto visivo. Sono insensibili ai bisogni delle altre persone, fino al punto di non permettere una conversazione normale attraverso il dialogo. Mostrano un evidente bisogno di essere al centro dell’attenzione, e i loro discorsi sono ricchi di riferimento ai loro successi. Gli altri non sono visti come persone con la loro storia ed emozioni, ma come attori per la loro rappresentazione. Sono inconsapevoli del fatto di essere spesso noiosi e monotoni.

Su questo versante, ma con un quadro psicopatologico più grave e un’emotività più intensa si trova il Narcisista maligno. Questi pazienti sono incapaci di dipendere affettivamente dagli altri e sono caratterizzati dall’invidia, dal disprezzo, dalla tendenza a danneggiare tutto ciò che di buono possa giungere dagli altri. Lo sfruttamento interpersonale è utilizzato come nutrimento e rafforzamento della propria autostima. L’idealizzazione di coloro che rispondono al loro bisogno di riconoscimento, è seguita subito dopo dal disprezzo. Il Sé grandioso patologico è pervaso di aggressività primitiva (poiché è fallito il tentativo di tenere lontane dal Sé le pulsioni aggressive e minacciose). La grandiosità e l’auto-idelizzazione sono rafforzate dal senso di trionfo sulla paura e sul dolore; affermazione ottenuta esercitando paura e dolore agli altri (comportamenti sadici). Il paziente nega i normali bisogni di accudimento attraverso una pseudo-autosufficienza e l’organizzazione di personalità di questo tipo di narcisista si colloca nell’area borderline “bassa”.

Gli individui con aspetti narcisisti del tipo ipervigile sono, al contrario, estremamente sensibili al modo in cui gli altri reagiscono nei loro confronti. L’attenzione è quindi costantemente diretta verso gli altri. Come il paziente paranoide, ascoltano gli altri attentamente alla ricerca della pur minima reazione critica. Questi pazienti sono timidi e inibiti al punto di ritirarsi o defilarsi. Evitano di mettersi in luce perché hanno la forte convinzione che potranno subire un rifiuto o un’umiliazione.

C’è una forte ambivalenza tra il profondo senso di vergogna connesso al desiderio di esibirsi con modalità grandiose. La vergogna, infatti, è pervasiva e sostiene il processo di auto-svalutazione per il quale la persona si sente inadeguata rispetto ad un modello ideale. Essa fa da sfondo alla sensazione di essere intrinsecamente difettosi, inadeguati e svolgono un ruolo centrale i sentimenti di umiliazione e di dolore, che derivano dal confronto con i limiti delle loro capacità o dal riconoscimento dei propri bisogni. Le difese e le modalità di interruzione al contatto (deflessione, retroflessione e proiezione) sono dirette a evitare la consapevolezza dei sentimenti associati a queste esperienze. Se il narcisista ipervigile tenta di mantenere la stima di sé evitando le situazioni di potenziale vulnerabilità (retroflessione) e osservando attentamente gli altri per “apparire” come si deve, il narcisista inconsapevole tenta di impressionare gli altri con le sue qualità per proteggersi da un’eventuale ferita narcisistica eludendo le loro risposte.

 

 

Diagnosi di Disturbo Narcisistico di personalità secondo il DSM IV-TR.

 

Secondo il DSM IV-TR, il Disturbo Narcisistico di personalità va inserito nel raggruppamento (cluster B), asse II, che comprende anche i disturbi Antisociale, Borderline, Istrionico, raggruppati in base ad analogie descrittive (amplificativi e drammatici). I criteri diagnostici e descrittivi per il Disturbo Narcisistico, come per gli altri disturbi di personalità, devono necessariamente compromettere il “funzionamento” personale, lavorativo, relazionale del soggetto. Nel caso specifico, l’elemento dominante risulterà “un quadro pervasivo di grandiosità, necessità di ammirazione e mancanza di empatia, che ha inizio nella prima età adulta”. Una modalità pervasiva di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), di bisogno di ammirazione, di mancanza di empatia che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da almeno cinque dei seguenti criteri:

1) ha un senso grandioso di importanza (ad esempio esagera risultati o talenti, si aspetta di essere notato come superiore senza aver raggiunto risultati adeguati);

2) è costantemente assorbito da fantasie di successo illimitato, potere, fascino, bellezza o amore ideale;

3) ritiene di essere “speciale” e unico e che soltanto altri individui (o istituzioni) speciali o di alto rango siano in grado di capirlo e di frequentarlo;

4) richiede eccessiva ammirazione;

5) ha la sensazione che tutto gli sia dovuto, ad esempio, l’irragionevole aspettativa di trattamenti di favore o di una soddisfazione immediata alle sue aspettative;

6) sfruttamento interpersonale; ad esempio, si serve degli altri per raggiungere i propri scopi;

7) mancanza di empatia: è incapace di riconoscere e sentire i sentimenti e i bisogni degli altri;

8) è spesso invidioso degli altri o ritiene che gli altri provino invidia nei suoi confronti;

9) ostenta dei comportamenti e degli atteggiamenti arroganti e presuntuosi.

 

Diagnosi differenziale

 

La caratteristica più utile per discriminare il Disturbo Narcisistico dagli altri disturbi del cluster B è la grandiosità. Sebbene l’Antisociale e il Borderline possano, in generale, richiedere molta attenzione dagli altri, quelli con Disturbo Narcisistico richiedono specificatamente di essere ammirati. La relativa stabilità dell’immagine di sé, così come la mancanza di auto-distruttività, impulsività o preoccupazione di abbandono aiutano a distinguere il Disturbo Narcisistico dal Disturbo Borderline. L’eccessivo orgoglio per i successi, una relativa mancanza di manifestazioni emotive e il disprezzo per la sensibilità degli altri possono distinguerlo da quello Istrionico. Il narcisista è perfezionista e crede che gli altri non siano capaci di fare le cose altrettanto bene come accade per i pazienti con Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità. Tuttavia, l’autocritica dei soggetti con Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità è sostituita, in quelli Narcisisti, dalla certezza di aver raggiunto la perfezione. La sospettosità e il ritiro sociale distinguono il Disturbo Paranoide e Schizotipico da quello narcisista. Quando queste qualità sono presenti nel narcisista, derivano principalmente dal timore che vengano rilevati imperfezioni e difetti. Le stime di prevalenza di Disturbo Narcisistico di Personalità oscillano tra il 2 e il 16% nella popolazione clinica a meno dell’1% nella popolazione generale. Il 50-75% degli individui che ricevono questa diagnosi sono maschi; anche se molti individui di grande successo manifestano tratti di personalità che potrebbero essere considerati narcisisti. Soltanto quando questi sono inflessibili, maladattivi e persistenti causando compromissione funzionale significativa o sofferenza soggettiva configurano il disturbo in oggetto. 

 

Disturbo Narcisistico di personalità secondo la Gestalt Psicosociale©

 

L’ipotesi gestaltica del Disturbo Narcisistico di Personalità, si basa sullo studio di come il bambino durante gli anni dello sviluppo abbia vissuto o meno un contatto autentico con le figure genitoriali (Siemens H., 2008). La comunicazione dei suoi genitori era: “Sii chi ho bisogno che tu sia, e allora ti amerò”. Ha perso il proprio sfondo per la ricerca eccessiva di adattamento agli adulti nella sua infanzia. Continua però a cercare l’ammirazione degli altri e non sarà mai soddisfatto. E’, in più, una persona che vive con idee esagerate sulla propria importanza e si trova in una costante dipendenza dagli altri: è schiavo di se stesso e non è mai libero. Il paziente narcisista ha un confine di contatto eccessivamente rigido ed evita il contatto utilizzando la retroflessione e la proiezione. Ad esempio, quando il paziente proverà una frustrazione, retrofletterà i suoi sentimenti canalizzandoli nella direzione della perfezione. In questo modo eviterà il rifiuto di una polarità del sé, da parte del Sé perfetto, per continuare a percepire se stesso buono e all’altezza. Osservare “come” il campo di forze dell’organizzazione di un narcisista si muove, ci può aiutare a comprendere se il paziente è consapevole dei suoi disturbi di contatto. Quale parte del Self del paziente è disturbata? Sappiamo che il Narcisista ha difficoltà a rispondere alle seguenti domande:

  • Di cosa ho bisogno? (Funzione Es)
  • Cosa voglio? (Funzione Io)
  • Chi sono? (Funzione Personalità)

 

Sarà importante per il terapeuta osservare come e in quale parte del ciclo di contatto e del ciclo di relazione si blocca l’energia, per comprendere come orientare il suo progetto terapeutico. Molto spesso, la difesa del narcisista consiste nel nascondere i sentimenti di colpa, vergogna e depressione, proiettando tali elementi inaccettabili nella relazione con il terapeuta; l’accettazione da parte di quest’ultimo, evitando possibili collusioni con queste emozioni, è molto importante per non perdere la fiducia del paziente, considerare i sintomi come potenzialità e non come limiti o etichette, come descrive chiaramente la diagnosi complessificante[7] utilizzata nella Gestalt Psicosociale©[8] Nel formulare una diagnosi si deve osservare, in oltre, la persona nella sua totalità e, nello stesso tempo, estrapolare l’elemento problematico. Ad esempio, il paziente può aver attivato un tratto specifico come la richiesta di eccessiva ammirazione, per adattarsi creativamente ad un contesto familiare in cui i propri bisogni venivano negati o squalificati. Attraverso una destrutturazione e ristrutturazione, l’elemento estrapolato viene riconnesso alla totalità della persona, verificando come questo si “accomodi” nel vita presente della persona. La successiva analisi prevederà, quindi, la comprensione di come quello script, nelle attuali relazioni intra e intersoggettive del paziente, possa ancora essergli utile.

Per quanto riguarda l’utilizzo dell’insight, si deve fare molta attenzione: riflettere se l’eventuale sentimento di vergogna, che viene in figura con la nuova consapevolezza, è tollerabile per il paziente. La strategia è di dare alla persona, muovendosi su un fragile confine di contatto, contemporaneamente accettazione e conferme (Siemens H., 2008). Un clima di fiducia e di sicurezza è lo sfondo ideale per creare e sperimentare un campo relazionale dove il contatto con il paziente diviene possibile. Quello che si chiede al terapeuta è di essere lì con lui e di accompagnarlo.

Due condizioni sono alla base di questa co-costruzione: l’inclusione e la “cura e l’esercizio della presenza”. L’inclusione è la capacità di guardare, senza confluire, con gli occhi del paziente il mondo nel qui e ora, per riuscire ad armonizzare le sue aree più delicate e dolorose. In Gestalt Psicosociale, essere presenti, vuol dire essere toccati dall’altro, restando autenticamente e onestamente noi stessi. In questo modo lo psicoterapeuta crea un ambiente di rispetto nel quale il paziente può muoversi ed esperire gradualmente se stesso. La personalità narcisistica è, in generale, abbastanza energizzata, ma le sue azioni sono spesso percepite come arroganti, sfidanti o pretenziose, causando negli altri un senso di frustrazione al loro contatto. La capacità di contatto del narcisista è, proprio per evitare possibili ferite o delusioni, debole. Quanto al ritiro, si tratta di una posizione abbastanza ansiogena. Nel ritiro, lo specchio rappresentato dagli altri scompare, e fa risorgere l'esperienza del vuoto interiore. A volte però il ritiro è una posizione privilegiata: è visto come protezione dalle ferite narcisistiche che il contatto con la realtà interpersonale non può di fargli subire.

Il terapeuta, per ciò, dovrebbe curare con attenzione il momento di chiusura della seduta terapeutica, osservando le modalità di contatto in proprio nel momento della conclusione

 

 

 

Bibliografia

 

 

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Menditto M. (a cura di): Psicoterapia della Gestalt Contemporanea. Ed. Franco Angeli, Milano 2010. 

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Polster E., Polster M.: Terapia della Gestalt integrata. Ed. Giuffrè, Milano 1986.

Polster E. Psicoterapia del quotidiano. Migliorare la vita della persona e della comunità. Ed Erickson, Trento 2007.

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Kernberg O. F. “ Narcisismo, aggressività e autodistruttività”. Raffaello Cortina, Milano, 2006

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Freud S.,Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), in Opere, cit., vol. IV

Freud S.,Introduzione al narcisismo (1914), in Opere, cit, vol. VIII

Freud S.,Metapsicologia (1915), in Opere, cit., vol. VIII

Freud S.,L'Io e l'Es (1923), in Opere, cit., vol. IX

Freud S.,Inibizione, sintomo e angoscia (1925), in Opere, cit., vol. IX

Freud S. (1990), La teoria psicanalitica, Bollati Boringhieri, Torino.

 

 



[1] Nietzsche F., (200223), Così parlò Zarathustra, Milano, Adelphi,p. 136

[2] Il DSM-5 prevederà sei specifici disturbi di personalità: Borderline, Ossessivo-Compulsivo, Evitante, Schizotipico, Antisociale, Narcisistico, e Disturbo di Personalità Tratto Specifico (PDTS).

[3] In questa breve trattazione, alcuni autori come Alexander Lowen, Erch Fromm, Winnicont ed altri non sono stati citati per ovvie ragioni di spazio e di tempo. Ci riserviamo di poter, in studi successivi, inserire anche il loro pensiero illuminante.

[4] Le altre condizioni in cui assistiamo ad un ritiro della libido dagli oggetti sono: la malattia, la vecchiaia, il sonno e l’ipocondria.

[5] Freud S. (1990), La teoria psicanalitica, Bollati Boringhieri, Torino, p. 76.

[6] Idem, p. 211.

[7] La diagnosi complessificante utilizzata dalla Gestalt Psicosociale è descritta dettagliatamente in una dispensa a parte in cui viene messa a confronto con quella clinica secondo il DSM-IV-TR

[8] Menditto. M., “La diagnosi secondo la Gestalt Psicosociale”, Signature 2003.