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La struttura della crescita e la volontà di potenza

 

“Tutte le virtù sono stati fisiologici e, in particolare, sono le principali funzioni organiche sentite come necessarie come buone. Tutte le virtù sono propriamente passioni raffinate e condizioni rese superiori. La compassione e l’amore dell’umanità sono uno sviluppo dell’istinto sessuale. La giustizia è uno sviluppo dell’istinto di vendetta. La virtù è provare a resistere – volontà di potenza”.[1]

 

 

«Oggi nulla vediamo che voglia divenire più grande, abbiamo il presentimento che tutto continui a sprofondare, a sprofondare, divenendo più sottile, più buono, più prudente, più agevole, più mediocre, più indifferente, più cinese, più cristiano – l’uomo, non v’è alcun dubbio – ci fa sembrare “migliore” [….].Col timore per l’uomo abbiamo perduto anche l’amore verso di lui, la venerazione dinanzi a lui, la speranza in lui, anzi la volontà tesa a lui. La vista dell’uomo rende ormai stanchi – che cos’altro è oggi nichilismo, se non è questo? […] Noi siamo stanchi dell’uomo…»[2]

 

 

“[…] il nostro metodo terapeutico consiste nell’addestrare l’Io, cioè le varie identificazioni e alienazioni, per mezzo di esperimenti riguardanti la consapevolezza deliberata delle vostre varie funzioni, fino a che non viene di nuovo spontaneamente alla luce il senso per cui si è in grado di affermare” sono io che penso, percepisco sento, faccio questo”. A questo punto il paziente potrà anche procedere per suo conto[3] e, tutto questo, attraverso il contatto.

Per Frederick Perls, Ralph Hefferline e Paul Goodman, il contatto, perciò, ha la funzione di accrescere nell’individuo la consapevolezza della realtà, osservando costantemente la dinamica tra la figura e il suo sfondo e le valenze nel campo organismo/ambiente. “Attenzione, concentrazione, interesse, eccitazione, e grazia sono tutti rappresentativi di una sana formazione di figura/sfondo, mentre la confusione, la noia, i comportamenti coatti, le fissazioni, l’angoscia, le amnesie, la stasi e l’imbarazzo sono indicativi di un turbamento nella formazione figura/sfondo”.[4]

La Terapia della Gestalt è un approccio interattivo, educativo ed esperienziale, ma soprattutto sperimentale; non traccia il comportamento umano con rigide definizioni, non etichetta, ma lo descrive cercando di comprendere come accrescere le sue potenzialità in un percorso che dovrebbe condurlo all’auto-consapevolezza. Tale visione, come si può ben capire, va oltre la dimensione clinica che ogni metodo psicologico, comunque, dovrebbe possedere, avventurandosi coraggiosamente ai margini di questa scienza. Infatti, le domande fondamentali poste dal PHG[5] sono: come potenziare le risorse ora presenti della persona umana, come accrescere la sua consapevolezza, come interessare la sua coscienza alla vita reale, come ha interrotto il contatto con l’ambiente? Come costruire uomini migliori per la nostra società? Il sintomo, la cura e la tassonomia di criteri per la doverosa diagnosi, sono sullo sfondo, mentre in figura c’è soltanto il contatto, di come si è instaurato e cosa viene esperito nel hic-et-nunc.

La realtà più semplice e immediata è costituita dal contatto in sé[6], poiché esso è l’unità di misura per la terapia; se per la chimica il suo fine è l’omeostasi, per la Terapia della Gestalt lo è il contatto. Si affronteranno più avanti le differenze metodologiche tra la Terapia della Gestalt e l’approccio della Gestalt Psicosociale©, per la quale l’interesse trasla, in modo sensibile, dal contatto in sé, alla relazione in tutte le sue dinamiche e variazioni. Per la teoria della gestalt, gran parte del suo interesse è rivolto alle pulsioni, agli stimoli e ai dolori, come fonte di eccitamento che determina lo stato preliminare del contatto; la loro trasformazione in sensazioni, emozioni e, infine, sentimenti determineranno, nella fase del contatto e del contatto pieno, la crescita globale della persona umana. Non esistono per la Gestalt contatti giusti o sbagliati, ma contatti che accrescono e altri che rallentano o bloccano il processo di crescita.

In questa prospettiva, in cui l’eccitazione è alla base del ciclo instaurato dall’organismo per soddisfare il proprio bisogno, ogni funzione, processo, sistema o rapporto attuato da esso, è inscritto nella dinamica relazionale con il suo ambiente. La loro reciprocità, come opposti dialettici, determina il campo psicologico che è il reale spazio di esistenza della persona umana. “Nessun individuo è autosufficiente; l’individuo può esistere soltanto in un campo ambientale.”[7]

Come si può facilmente comprendere, da quanto appena esposto, La Terapia della Gestalt è soprattutto la teoria dell’accrescimento, affermando, a più riprese, che ciò che serve all’uomo per divenire finalmente tale è sempre al di là, next, sulla flessibile linea di demarcazione che ogni volta, grazie al soddisfacimento del bisogno, per le azioni tipiche del sé, si sposta accrescendo l’organismo. In questo desiderio di crescita “illimitata”, una volontà di potenza che ha il suo tropismo nell’assoluta differenziazione e autonomia del sé, comunque coniugato indissolubilmente al suo ambiente, la trieb[8] alla crescita coinvolge entrambi i fattori della funzione di campo. Come ben enunciato da questo metodo, che riprende i concetti della teoria dinamica della personalità di Kurt Lewin[9], non può esistere l’uno senza l’altro, quindi, alla crescita dell’organismo, corrisponderà, necessariamente, un ampliamento del proprio ambiente psicologico. Infatti, “l’ambiente, per tutto quello che riguarda le sue proprietà (direzioni, distanze, ecc.) deve essere definito, non già fisicamente, ma psicobiologicamente, cioè in base alla sua struttura quasi-fisica, quasi-sociale, quasi-mentale”.[10]

I modi di dire come: “allargare i propri confini”, “oltrepassare il limite”, “aprire la propria mente”, “sentirsi parte di un tutto”, stanno a significare proprio questo senso di espansione del proprio campo psicologico, nel rapporto organismo/ambiente.



[1] Nietzsche F., La volonta' di potenza frammenti postumi, Bompiani, 2004, p. 149

[2] Nietzsche F., Genealogia della Morale, p. 33.

[3] Perls F., Hefferline R. F. e Goodman P., (1951), Teoria e pratica della terapia della Gestalt, Astrolabio, Roma, p.46.

[4] Idem, p.30.

[5] Nel gergo gestaltico la sigla PHG indica le iniziali degli autori della “Teoria e pratica della terapia della Gestalt”.

[6] Idem, p. 37.

[7] Perls F. La teoria Gestaltica parola per parola. Ed. Astrolabio, Roma 1980, p.27.

[8] Freud ha usato il termine "Trieb", che nel linguaggio corrente tedesco, tra i vari significati, sta a indicare la pulsione Tale “spinta” si riscontra nel comportamento umano, originata da cariche di energia biologica di origine somatica. La pulsione ha, quindi, un'origine biologica. Le pulsioni, secondo tale teoria, si svilupperebbero in maniera plastica, con un'economia capace a dare soddisfazione e a scaricare la carica di energia somatica, di tipo psicobiologica. Gli elementi costitutivi della pulsione sono: la spinta, la fonte, l’oggetto e la meta.

[9] Kurt Lewin descrive il campo psicologico con la seguente funzione: C=ƒ(PA), cioè per “comprendere o prevedere il comportamento psicologico (C) si deve determinare, per ogni tipo di evento psicologico (azioni, emozioni, espressioni, ecc.), la situazione complessiva del momento, e cioè la struttura e lo stato della persona (P) e dell’ambiente psicologico (A) al momento dato”. Lewin K., (1965), La teoria dinamica della personalità, Giunti, Milano, p.100.

[10]  Idem.